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Cronaca

Il parroco di Arborea e il “lanciafiamme” per i gay: eccesso di zelo, ego te absolvo

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Il sermone di don Silvio, parroco di Arborea

Il clichè, semplificato ai minimi termini, è sempre lo stesso: battuta indecorosa – sono stato frainteso – chiedo scusa se ho offeso qualcuno – amen. Che si tratti di un politico, di un dirigente sportivo o di un uomo di Chiesa, la via di fuga dalle proprie responsabilità è più affollata della tangenziale nell’ora di punta: a percorrerla, infatti, sono tutti, tutti quelli che possono naturalmente. Se avete un arcivescovo per amico, ad esempio, voi potete, e allora tutto finisce a tarallucci e vin santo.

Don Silvio Foddis, parroco di Arborea

Don Silvio Foddis, parroco di Arborea

ANATEMI A-SOCIAL – I tempi cambiano, ma anche no. Tanto tempo fa, quando era considerata cosa buona e giusta dar fuoco a eretici, streghe e “dissidenti” vari, Facebook non esisteva ancora, e gli antenati dei moderni giustizieri erano confinati in pulpiti assai più angusti e ristretti: la loro predica, per capirci, non andava molto più in là della puzza di carne bruciata, e i rituali “Osanna” non salivano mai nell’alto dei cieli. Oggi è tutto diverso: grazie ai social network, i piccoli Torquemada sopravvissuti alla rivoluzione industriale, scientifica e culturale vivono in una specie di Terra Promessa, e fra quelli che ne approfittano (tutti) c’è sempre qualcuno che esagera. Un lanciafiamme per accendere quello che è quasi spento“: ecco le parole scelte dal 60enne don Silvio Foddis – parroco di Arborea (Or) – per commentare su Facebook l’immagine di due omosessuali completamente nudi fotografati al Gay Pride spagnolo. Belle, vero? Ma non è finita qui: accanto alla torcia, infatti, c’è un cuore che batte, e sotto il cappuccio una testa che pensa.

PARLO IN VESTE DIUOMO” – “Ma lei non è un prete?” commenta un utente. “E secondo lei sono affermazioni che si addicono a un prete?“. “Ma sono anche una persona – risponde subito la testa di cui sopra – un uomo e un cittadino, e quindi… scrivo. Avrei potuto andare anche un po’ più in là. O dobbiamo sorbirci tutte le porcate di questo mondo? O forse loro hanno il diritto di protestare e le altre persone di subire? Non credo che i due Signori abbiano moglie e figli…Ma forse nessuno li ha voluti…visti i soggetti“. Ok, si dice che “errare è umano, perseverare è diabolico“, ma nel caso di don Foddis anche l’errore sa di zolfo. E di peccato mortale.

E’ SOLO UN COMPAGNO CHE HA SBAGLIATO – Come a Mosca, così a Roma. Le chiese sono tutte uguali, in fondo, e le usanze del Politburo sono le stesse della sacrestia: chi sbaglia per eccesso di zelo, regola numero uno, viene sempre perdonato. Il caso del parroco di Arborea, sotto questo aspetto, è davvero esemplare: data una reazione, infatti (le parole di Barbara Tetti, presidente del Movimento Omosessuale Sardo, che ha esortato l’arcivescovo di Oristano Ignazio Sanna a prendere provvedimenti contro il parroco e di dimostrare in tal modo la sua totale “estraneità ai deliri assassini e all’odio”), ne deriva la solita contro-reazione insabbiatrice. Quella di don Foddis, scrive l’alto prelato sulla home page del sito della Diocesi, “è stata una reazione impulsiva e forte ad una foto di grande impatto e, a quanto pare, equivocata, in quanto fuori contesto, a sostegno della pratica del naturalismo”. (…) “Colgo l’occasione – conclude Sanna distribuendo tiratine d’orecchi e parole agnellate in parti uguali – per ribadire ed esortare sacerdoti e fedeli a nutrire il massimo rispetto verso tutte le persone e, allo stesso tempo, invitarli a prestare attenzione a quanto viene detto e/o si scrive sui social per evitare, anche involontariamente, di ferire la sensibilità e la stessa dignità delle persone”.

SE PROPRIO DEVO… – Così sia. Vai in pace caro Silvio, ma almeno salva le apparenze e chiedi scusa. Ordine eseguito. Male, naturalmente, ma non importa. “Dopo una giornata in cui si è dato libero sfogo ai commenti, e alle gratuite offese sulle mie parole – scrive su Facebook (84 like!) il parroco di Arborea con la grazia che lo contraddistingue – consapevole che in ogni caso il cristiano è chiamato a fare il primo passo, per quanto mi risulti difficile capire tutto questo chiedo scusa a chi si è sentito offeso per quello che non voleva essere assolutamente una offesa“.

No, certo, anzi! Prendiamo atto che il cristiano ha fatto il primo passo – malgrado le sue difficoltà a capire da che parte andare – e ne siamo felici. Ora, però, preghiamo il cristiano di stare fermo. E zitto, se ci riesce.

Enrico Steidler

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