Roberto Cusimano
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Da Meazza ad Ibra, i 7 traditori del calcio italiano

Sono tanti i calciatori che nel corso della loro carriera passano da una squadra all'altra senza tener conto delle rivalità calcistiche, noi ne abbiamo scelti alcuni. Ecco quali...

Da Meazza ad Ibra, i 7 traditori del calcio italiano
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Essere calciatori comporta delle responsabilità, in primis quella di onorare la maglia che si indossa per dimostrare alla dirigenza di quella squadra che ha fatto bene ad acquistarti. Nel corso della propria carriera professionistica un calciatore può scegliere di giocare a vita in una squadra (vedi Totti) o militare in diverse squadre (in questo caso la lista di calciatori è molto più lunga). A questo secondo gruppo appartengono i cosiddetti “traditori”, cioè coloro che si sono trasferiti in un club rivale rispetto al precedente facendo nascere l’ira da parte dei tifosi. A livello mondiale esempi se ne potrebbero fare centinaia, ci limiteremo ad elencare i trasferimenti di quei calciatori (italiani e stranieri) che hanno creato maggiore scalpore in Serie A nel recente passato.

GIUSEPPE MEAZZA (dall’Inter al Milan e poi alla Juventus): Fu uno dei più grandi attaccanti italiani della prima metà del Novecento, vincitore di due Coppe Rimet con l’Italia nel 1930 e nel 1934. Scartato dal Milan a causa del suo fisico mingherlino, Meazza debuttò giovanissimo con l’Inter diventandone con gli anni una bandiera. Giocò con la squadra nerazzurra dal 1927 al 1940 vincendo due campionati, una Coppa Italia e realizzando più di 200 reti. Negli ultimi anni della sua carriera, un po’ a sorpresa, fu acquistato dal Milan dove giocò due anni e poi dalla Juventus per una stagione, esperienze di certo non memorabili per il secondo miglior bomber della Nazionale italiana che aveva dato il meglio di sé con l’Inter.

MARCO TARDELLI (dalla Juventus all’Inter): Cresciuto nel Como il giovane Tardelli stava per passare all’Inter se non fosse per l’allora Presidente bianconero Boniperti che offrendo una cifra più alta di quella dei milanesi beffò i rivali portando a Torino il calciatore. Con la Vecchia Signora Tardelli disputò ben dieci stagioni (tutte o quasi) da protagonista culminate con la vittoria della Champions League in quel triste 29/5/85. Proprio nell’estate di quell’anno avvenne il trasferimento (con dieci anni di ritardo) all’Inter, giocò due stagioni molto al di sotto delle aspettative tanto che nell’estate ’87 si svincolò salvo poi andare a giocare al San Gallo.

Aldo Serena, nel suo passato non solo Inter e Milan ma anche la Juventus

Aldo Serena, nel suo passato non solo Inter e Milan ma anche la Juventus

ALDO SERENA (Inter, Milan, Juventus): Particolare la storia dell’ex attaccante di Montebelluna, acquistato dall’Inter nel 1978 viene più volte mandato in prestito (tra cui anche ai cugini milanisti nel loro anno in B) ma poi ha sempre fatto ritorno a “casa”, cioè all’Inter. Nel 1985 venne ceduto alla Juventus., salvo poi nel 1987 tornare in nerazzurro e poi ancora in rossonero, sballottato per fortuna sempre (o quasi) nella stessa città.

ROBERTO BAGGIO (dalla Fiorentina alla Juventus): Dopo cinque stagioni passate in maglia viola (tra il 1985 e il 1990) il fantasista di Caldogno viene ceduto ai bianconeri. La reazione della tifoseria viola fu ai limiti della tollerabilità con numerosissimi tifosi che per l’occasione scesero in piazza a protestare contro la dirigenza. Alcuni ultras addirittura arrivarono alle grosse sputando contro il calciatore provocando non pochi malumori anche nel ritiro degli Azzurri che intanto stavano preparandosi ai Mondiali. Dopo cinque stagioni in bianconero ad alti livelli passerà pure al Milan e in seguito all’Inter prima di chiudere la carriera con la maglia del Brescia.

CHRISTIAN VIERI (dall’Inter al Milan): Alla domanda in quante squadre ha giocato Vieri nella sua carriera? nessuno sa rispondere. Di sicuro però ce n’è una che lo ha segnato maggiormente poiché ci è rimasto per ben sei anni riuscendo pure a superare quota cento reti: l’Inter. Con i nerazzurri Bobo ha giocato dal 1999 al 2005, trasferendosi l’anno seguente (seppur con scarsi risultati) al Milan, un tradimento di appena mezza stagione caratterizzato da otto presenze e una rete. Vieri è anche uno dei pochi ad aver giocato sia con entrambe le milanesi che con entrambe le torinesi. Il Toro è stata infatti la sua squadra di esordio mentre nella Juve ha vissuto una stagione altalenante nel 1996/97 a causa del rapporto non idilliaco con Marcello Lippi.

LUIS NAZARIO DE LIMA RONALDO (prima Inter, poi Milan): Uno dei più grandi acquisti dell’era Moratti fu sicuramente il brasiliano Ronaldo, arrivato a Milano nel luglio del 1997 dal Barcellona. In maglia nerazzurra il Fenomeno disputò cinque stagioni culminate con le lacrime per lo Scudetto perso il 5 maggio all’Olimpico contro la Lazio che consegnò il titolo alla Juventus. Alcune stagioni dopo, anche qui con non poco stupore da parte di tutti, accettò il trasferimento al Milan nonostante il passato nerazzurro. La stagione non riservò particolari sussulti al due volte Pallone d’Oro che decise così di ritornare in patria al Corinthians prima di appendere le scarpe al chiodo.

ZLATAN IBRAHIMOVIC (dalla Juventus all’Inter, poi al Milan): Tra i tanti citati forse il “Re dei Traditori” è proprio lui, lo svedese nato a Malmo nel 1981. Attualmente gioca nel Psg ma in passato, precisamente nella stagione 2006 (insieme a Patrick Vieira) fu uno di quelli che ben volentieri abbandonò la maglia bianconera in seguito ai fatti di Calciopoli per vestire la maglia dell’Inter. Un tradimento che in corso Galileo Ferraris di certo non dimenticheranno, l’attaccante svedese giocò tre stagioni con la Benamata vincendo altrettanti scudetti salvo poi passare al Barcellona e, incredibilmente, al Milan (tra il 2010 e il 2012) diventando l’ennesimo calciatore ad aver vestito tutte e tre le maglie dei club più titolati in Italia.

Fuori concorso citiamo anche Sinisa Mihajlovich, il serbo nel 2010 era alla guida del Catania e nel corso di un’intervista aveva dichiarato: “potrei anche morire di fame ma al Palermo o al Milan non andrei mai, eh sì lo abbiamo notato…

Roberto Cusimano

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