Matteo Masum
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L’avvenire di un’illusione: crisi greca, l’Europa vacilla

Accordo o Grexit? L'alternativa secca non lascia scampo né a Tsipras né all'UE

L’avvenire di un’illusione: crisi greca, l’Europa vacilla
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Il Referendum tenutosi in Grecia domenica 5 luglio ha sconquassato un’Europa già strutturalmente fragile. I tre milioni e mezzo di NO al piano di rientro del debito proposto dai creditori rappresentano un vulnus pesante per il capitalismo del vecchio continente, che già si preparava a banchettare sul suolo greco come fatto ininterrottamente negli ultimi 5 anni. Ora gli scenari possibili si riducono sostanzialmente a due opzioni. O si giunge ad un accordo molto più soft rispetto al passato, oppure Tsipras potrà congedarsi dall’Unione e percorrere vie alternative.

ACCORDO A TUTTI I COSTI?- Proprio oggi, al parlamento europeo, il premier greco ha pronunciato un discorso risoluto ma aperto alla possibilità di pervenire effettivamente ad un accordo con i creditori. Tuttavia, come detto, lo sciacallaggio economico-finanziario che banche e stati hanno perpetrato ai danni della Grecia è da mandare definitivamente in soffitta. La freddezza con cui i leader europei, dalla Merkel ad Hollande, passando per Renzi (che, per inciso, non sta giocando alcun ruolo in questa partita) hanno accolto l’esito del Referendum non lascia grossi spiragli. D’altro canto, le sirene dei Brics e l’abbraccio di Putin rappresentano per Tsipras un richiamo allettante; sufficiente, senz’altro, a far saltare il banco.

Euclides Tsakalotos, nuovo ministro delle finanze

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ILLUSIONE EUROPA- Indipendentemente dalla conclusione della crisi greca, ciò che emerge da questo impasse è lo scacco, forse decisivo, all’utopia, coltivata da più fronti, dell’Europa unita. Unita sì, la vecchia Europa, ma con la leva inclinata totalmente sul fronte dei mercati, e affatto su quello dei lavoratori. Una riedizione in salsa capitalistico-borghese del concerto europeo uscito dal congresso di Vienna del 1815, in cui gli interessi dei grandi stati erano nettamente predominanti rispetto alle piccole nazioni. Oggi, è il capitale che fagocita tutto, sacrificando, sull’altare del profitto, ogni spiraglio di democrazia sostanziale. L’errore è consistito, a parere di chi scrive, nel non rendersi conto per tempo del carattere classista dell’Unione Europea.

Il dentifricio è uscito dal tubetto, e non sarà facile farlo rientrare. Ma la partita è tutt’altro che chiusa.

Matteo Masum

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