Giulia Cassini
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Laveri vs Gallori: macro e micro arte

Una doppia personale a Pietrasanta fuori dall'ordinario

Laveri vs Gallori: macro e micro arte
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Laveri lancia Beatrice Gallori, un'opera

Laveri lancia Beatrice Gallori, un’opera

Giorgio Laveri sta a Beatrice Gallori come i big della canzone italiana stanno agli artisti di apertura nei concerti, come macro sta a micro, se non come un idioma sta ad una costante grammaticale. Un’esposizione duale dove Laveri si fa promotore e “traino”, per utilizzare un’espressione popolare, di una promettente artista di cui si sentirà sicuramente parlare.

LA MOSTRA- E’ così che Gallori e Laveri si fanno “micro/macroscope d’arte” a Pietrasanta, inaugurando questa personale doppia, più che collettiva, sabato 11 luglio alle ore 18 presso la galleria Armanda Gori Arte alla presenza degli artisti e dei curatori Leonardo Marchi e Luca Giovannelli( dal martedì alla domenica dalle ore 18 alle ore 24. Catalogo della mostra Gallori- Laveri con testi di Valerio Dehò e progetto grafico di PierattiniDesignStudio). L’abbinamento dei due artisti offre la possibilità per spunti di grande interesse, ad iniziare dal titolo, come fa notare Aldo Marchi. Microscope si riferisce al mondo di Beatrice Gallori, che va, come afferma Valerio Dehò “verso le cellule come costituenti ultimi della vita. Naturalmente questa ricerca, che mette insieme i concetti di forma e di crescita, ha sviluppi differenti anche a seconda delle tecniche adoperate…”. Le sue opere a metà tra la scultura e la pittura, “possono anche essere lette come dei paesaggi del mondo invisibile, delle rappresentazioni di ciò che appartiene all’infinitamente piccolo e che l’arte aiuta a immaginare”. Macroscope è rivolto al mondo di Giorgio Laveri, in cui, come continua Dehò “le cose hanno forme e colori che, nella visione pop, sono l’esaltazione della bellezza consumistica, della confezione, della seduzione della forma commisurata al fascino del cromatismo. Gli oggetti-scultura di Laveri rossetti, penne e ciliegie “sono belli soprattutto quando l’arte li porta fuori scala e li fa diventare qualcosa che ha a che vedere con la scultura monumentale o comunque fuori dall’ordinario”. Ma Laveri è messo anche in parellelo con Claes Oldenburg e Jeff Koons, a buon diritto, e ne viene sottolineata anche la mediterraneità della palette cromatica.

LE IMPRESSIONI- Ottima scelta, certo azzardata, e per questo vincente: in Laveri come in Gallori il tentativo potente ed originale di affrontare dicotomie come peso e leggerezza, come pieno e vuoto, come colore e non colore, come il dare valore alla diversità proprio dalle categorie riconosciute del nostro consumismo o da uno spunto, siano sfacciatamente dichiarate senza complessi come in Laveri o nascoste nella categoria della materia come in Beatrice Gallori. Certo in Laveri si riscontra una consumata abilità comunicativa e di gestione dello spazio attraverso la sapiente costruzione scenica e di designer, in una imponenza che disegna curve e controcurve con una smagliante plasticità. Del resto il suo understatement, insieme alla sua grandezza, sono già una leggenda dell’arte.

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