Enrico Steidler
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Perugia, falso allarme-squalo nel Tevere: era Luciano Moggi

Dopo le dichiazioni "bomba" n. 8717 rilasciate al Football Festival del capoluogo umbro, Big Luciano si è concesso un bel bagno nel fiume: ecco spiegato il panico

Perugia, falso allarme-squalo nel Tevere: era Luciano Moggi
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Estate 2015, tempo di avvistamenti da brivido. Dalle coste siciliane ai litorali del Salento, si moltiplicano in tutta la Penisola le visite indesiderate, e l’inquietante pinna scura che affiora a pelo d’acqua è stata fotografata anche a pochi metri dalla riva. Niente di strano, in fondo, anche se insolito: il mare è fatto così. Ma l’allarme-squalo lanciato ieri da Perugia, città distante più di cento chilometri dalla foce del Tevere, era davvero sensazionale: queste fameliche creature, infatti, non si allontanano quasi mai dai loro abituali territori di caccia, e quando lo fanno è solo perché vi vengono costrette. Evento più unico che raro, soprattutto in Italia.

Moggi e gli squali: l'incubo è sempre in agguato

Moggi e gli squali: l’incubo è sempre in agguato

Solita storia, quindi: prendete un pizzico di terrore ancestrale (il terribile pescecane mangia-tutto che riaffiora come un incubo dalla cronaca), mescolatelo con un grido d’allarme male interpretato  e il panico è servito. “Lo squalo!…lo squalo!”, ha gridato la gente in diretta su Facebook, e invece era solo Luciano Moggi. La verità, comunque, ci ha messo poco a venire a galla, e il clamoroso avvistamento è stato quindi cestinato. O, se preferite, prescritto.

Ma che ci faceva a Perugia Big Luciano? Semplice: aveva appena preso parte al Football Festival, dove ha consegnato ai posteri le sensazionali rivelazioni n. 8717 della sua lunga predicazione fra il popolo. Eccone alcune:
– Calciopoli? “Qualcosa di studiato, per dimostrare che solo Moggi faceva quel che non si doveva fare”.
“Eravamo orfani del potere, dopo la morte degli Agnelli e nella guerra tra i discendenti si volle far fuori la triade, cosa che non si poteva fare sulla base dei risultati ottenuti”
– “Abbiamo fatto vincere all’Italia i mondiali”.
– “Quale bisogno avevamo di raccomandarci agli arbitri? Abbiamo fatto vincere all’Italia i mondiali ed anche nell’altra finalista, la Francia, c’erano quattro juventini. Erano gli altri, semmai che avevano bisogno di raccomandarsi”.
– Non ho cercato la prescrizione, ma non l’ho neppure rifiutata perché non mi fidavo“.

Solita ricetta, insomma: fate un bel trito semi-liquido di cose già dette e ridette mille volte, aggiungete qualche goccia di nuovo veleno (attenzione: le gocce vanno dosate con parsimonia se volete sopravvivere a lungo almeno sui media), insaporite con abbondante dietrologia e servite caldissimo. Sembra incredibile, ma qualcuno che se lo scola tutto d’un fiato lo trovate sempre, e il gioco è fatto. Finchè dura.

Enrico Steidler

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2 Responses to Perugia, falso allarme-squalo nel Tevere: era Luciano Moggi

  1. marco 7 luglio 2015 at 17:56

    faccia capire, tutte le cose che i non juventini fanno e dicono dal 2006 se le fanno o dicono gli juventini diventano porcherie???? e avete pure il coraggio di tirare in ballo la parola prescrizione??? oppure dietrologia ??? ma che scorta avete di vergogna ????

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    • Enrico Steidler 9 luglio 2015 at 15:58

      Ricorda lo striscione “Juve 94-98 Belle EPOque”? Fece il giro del mondo: se non ricorda clicchi qui. http://www.striscionistadio.com/wp-content/uploads/2008/06/striscione-inter-18.jpg
      Beh, quello striscione era dedicato a una vicenda giudiziaria finita in prescrizione: la Juventus fu riconosciuta colpevole di abuso di farmaci – reato particolarmente odioso e sospetto – ma se la cavò solo perché siamo in Italia. Certo, nel Paese dei tarallucci esistono anche altre prescrizioni, alcune per fatti non altrettanto riprovevoli (vedi alla voce Inter), altre per questioni ancora più torbide e scabrose (Calciopoli). Detto questo, detto tutto. Dietrologia a parte. Ma a quella ci pensa Moggi.

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