Luigi Fontana
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La 10 bianconera è storia: ecco i 3 motivi per cui non può restare senza padrone

Dopo l'addio di Tevez, chi sarà il padrone della 10?

La 10 bianconera è storia: ecco i 3 motivi per cui non può restare senza padrone
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Conseguentemente all’addio di Carlos Tevez, la Juventus ha perso anche il padrone della maglia numero 10. Una maglia storica, ricca di tradizione: l’hanno indossata infatti fuoriclasse e simboli della squadra bianconera come Platini e Del Piero e, per ultimo, proprio Tevez, capace di dimostrare grinta ed attaccamento in campo arrivando a conquistare anche una finale di Champions insperata per i bianconeri. Ora però il nome sopra quel numero non c’è. Ma non può non esserci.

LA TRADIZIONE –  L’abbiamo già detto ma lo ribadiamo. Questa maglia è stata indossata da tantissimi campioni bianconeri. Basti pensare a gente come Sivori e Baggio. Oltre ad essere fenomeni in campo, questi calciatori sono diventati un simbolo per quanto riguarda la causa bianconera e hanno trascinato la squadra ai successi. Lasciarla vuota significherebbe, metaforicamente, perdere un uomo spogliatoio, un trascinatore, un vero e proprio uomo Juve, come lo è stato Tevez. La Juventus non può permetterselo.

LA VOLONTA’ DI DEL PIERO – C’è stato un periodo in cui il numero 10 poteva rimanere libero per sempre. Dopo l’abbandono di Del Piero, infatti, i tifosi bianconeri e, forse, anche la dirigenza, volevano ritirare la maglietta. Sfavorevole a tutto ciò fu nientemeno che il mai dimenticato capitano juventino: la maglia non si può ritirare perché i bambini devono sognare di poterla indossare. Lasciarla lì, senza un degno sostituto di Tevez, priverebbe la visione di un numero capace di far sognare a molte generazioni future.

L’ADDIO DI TEVEZ- E’ vero, se ne parlava da molto tempo. E poi, Tevez, non era più lo stesso da qualche mese. Dopo il passaggio del turno a Dortmund, nelle partite contro il Monaco, nella semifinale di Champions contro il Real Madrid e nella finalissima a Berlino, l’Apache non sembrava se stesso. Ma quasi nessuno si aspettava di un ritorno a casa, fino a qualche settimana fa. Tutti credevano che avesse rispettato il contratto. Nessuna standing ovation, nessuna partita d’addio, nè per lui nè tantomeno per quella maglia. Non è possibile, quindi, far finta che non sia successo niente e non dare la possibilità ad un altro di indossarla.

Per la storia, per un senso di continuità, per avere un simbolo juventino a tutto tondo, sia nel campo ma anche fuori, la maglia numero 10 deve assolutamente essere di proprietà di qualcuno.

@luigifontana24

 

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