Andrea Siino
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Shaun Livingston: storia di un miracolo sportivo

Il percorso di un atleta esemplare: dal rischio di perdere la gamba alla vittoria delle Finals

Shaun Livingston: storia di un miracolo sportivo
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È passato ormai un po’ dalle finals NBA che hanno visto trionfare i Golden State Warriors a discapito dei Cleveland Cavaliers, raggiungendo un traguardo che mancava dal 1975. La squadra, guidata dal tecnico Steve Kerr, ha dominato le scene americane per l’intera stagione, dando l’impressione di essere una spanna (ed anche più) superiore rispetto alle altre contenders. Tra i principali artefici del successo i vari Stephen Curry, Klay Thompson e Draymond Green, ma ciò che ha veramente fatto la differenza è stato l’apporto della panchina; basti pensare che, fino a prima del match contro Lebron James e compagni, un certo Andre Iguodala, poi eletto MVP delle finals, svolgeva un ruolo di comprimario nel roster californiano. Seduto accanto a lui, pronto a subentrare, un ragazzo che, sicuramente, non sarà ricordato nella “Hall of Fame” accanto alle leggende del basket americano, ma che, con tenacia e volontà, ha dimostrato che sia possibile superare qualsiasi avversità: il suo nome è Shaun Livingston.

Shaun Livingston subito dopo l'infortunio con la maglia dei Clippers

Shaun Livingston subito dopo l’infortunio con la maglia dei Clippers

LA STORIA – Negli Stati Uniti, si sa, il basket è LO sport per eccellenza. La regola vale anche per il giovane Shaun, che colpisce fin da subito gli addetti ai lavori per la sua altezza fuori dall’ordinario per un giocatore con un ball handling del genere. L’epilogo può essere uno solo: nel draft 2004, i Los Angeles Clippers si innamorano di questo prospetto e lo selezionano con la quarta scelta assoluta. I paragoni volano (i più sognatori addirittura lo vedono come il nuovo Magic Johnson a causa del suo fisico), ma in realtà il rookie ci mette un po’ ad ambientarsi in quel di LA, mettendo a referto 6.3 punti di media nelle sue prime due stagioni da professionista. La stagione della svolta sembra essere, però, quella del 2006/2007: Livingston si ritaglia sempre più spazio nelle rotazioni dei Clippers ed anche il suo rendimento ne trae giovamento, con una media di 9.3 punti a partita ed il suo career high negli assist, ben 14, realizzati proprio contro i Golden State Warriors. L’annata, però, subisce una brusca frenata in quella che, probabilmente, ricorderà come una delle pagine più brutte della sua vita: il 26 Febbraio 2007, contro i Charlotte Bobcats, la guardia originaria dell’Illinois atterra male concludendo un contropiede ed il suo ginocchio fa crack. La prognosi dei medici è devastante: rottura dei legamenti crociati, del mediale e del menisco laterale. La carriera di Shaun sembra essere terminata qui ed i medici valutano, addirittura, se amputare l’arto.

LA RISALITA – Inaspettatamente, però, il recupero di Livingston è velocissimo: dopo appena qualche mese torna in palestra e, armato della pazienza che solo chi ha dovuto affrontare una situazione simile può comprendere, inizia a lavorare sul suo ginocchio ogni giorno con l’unico obiettivo di tornare a calcare, prima o poi, il parquet che gli spetta (il suo percorso di riabilitazione è raccontato in un commovente video di FOX Sports). Ed alla fine vince lui: nel 2008, dopo un solo anno dall’accaduto, contro ogni previsione, ottiene il permesso dei medici per tornare ad allenarsi. I Clippers, dopo l’episodio, però, non credono più in lui e, a fine contratto, decidono di non rifirmarlo. Da lì una serie innumerevole di arrivi e nuove valigie, fino all’approdo, nel 2014, a Golden State: il resto è storia.

I Warriors, intanto, godranno del loro gioiellino ancora per due stagioni. Poi? Chissà, ma le pretendenti non mancheranno per un atleta che ha dimostrato di essere non solo un buon giocatore per qualsiasi squadra NBA, ma anche un esempio per tutti coloro (sportivi e non) che credono di non essere in grado di superare gli ostacoli che, prima o poi, si pongono di fronte a chiunque durante la vita.

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