Manlio Mattaccini

La realtà che supera l’immaginazione: i dieci miracoli sportivi

Vincere contro pronostico è più bello: le incredibili vicende di chi in partenza è dato per spacciato e invece, con tenacia e buona sorte, ha trovato la gloria

La realtà che supera l’immaginazione: i dieci miracoli sportivi
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Lo sport è la più fulgida metafora di vita. Lo sport è vita. Una vita che ti dà una seconda possibilità, quando nemmeno il più caro dei tuoi amici avrebbe scommesso su di te. O un destino, il quale ti ha privato di un talento cristallino, che decide per un giorno di issarti più in alto di tutti, laddove mai avresti pensato di poter arrivare. Siamo nel raro e affascinante mondo dei “miracoli sportivi”, dove i sogni diventano realtà e l’accesso è vietato ai deboli di cuore. Il contrappasso dello sport, bello e struggente, prevede che per un’impresa sportiva che avviene, contemporaneamente si consuma il dramma di chi aveva pensato di farcela, e si ritrova con un pugno di mosche in mano. Il “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” o il “partita finisce quando arbitro fischia” sono tutte locuzioni popolari che calzano come non mai a pennello con le vicende che stiamo per raccontarvi.

IVANISEVIC, WIMBLEDON 2001 – L’erba di Wimbledon diventa subito protagonista grazie all’incredibile vicenda del tennista croato, che fino a quel momento malediva il torneo londinese per le tre finali perse. Alla soglia dei 30 anni, e con una spalla fuori uso che da tempo gli impediva di esprimersi a buoni livelli, Goran entra nel seeding del tabellone grazie agli organizzatori londinesi che gli concedono una wild card (era n. 125 del Mondo). Il suo sarà un torneo un pura ascesa, un crescendo rossiniano d’emozioni, dove farà fuori avversari molto più quotati (tra cui l’idolo di casa Henman) e in una finale al cardiopalmo contro Rafter(9-7 al quinto) conquista il suo primo e unico odiato-amato Slam.

CALAIS, COPPA DI FRANCIA 2000 – Può un impiegato o un pescatore, con l’hobby del calcio, ritrovarsi a giocare per alzare un trofeo al Saint- Denis? La risposta è si, e la vicenda del Calais, club dilettantistico transalpino, è impressa nella memoria di molti romantici dello sport. In un torneo che non conosce barriere o classifiche, la squadra allenata da mister Lozano (che per l’emozione ci stava rimettendo le penne) fa fuori il Cannes, Strasburgo e in semifinale i campioni nazionali del Bordeaux. La favola di un’intera comunità non conosce però il lieto fine: il Nantes, nella finalissima, la spunta grazie ad un rigore dubbio al ’90. Ma ad alzare la Coppa saranno i due capitani: Landreau e l’incredulo Becque.

IVICA KOSTELIC, ASPEN 2001 – Lo sci del nuovo millennio ci consegnava Janica Kostelic come giovane campionessa del presente e del futuro. Del fratello Ivica si sapeva poco o nulla. Fino a quel momento la sua carriera aveva conosciuto un anonimo 21°posto. Le nevi americane, quel 26 novembre 2001, avrebbero lanciato in orbita pure Kostelic uomo. Al cancelletto di partenza della prima manche, con un pettorale numero 64, sa bene di affrontare una pista rovinatissima: contro ogni pronostico, al traguardo parziale è settimo. Nella seconda, non solo fa capire di non essere un Carneade, ma mette in riga tutti gli specialisti (tra cui il nostro Rocca) e vince il primo dei suoi 15 slalom speciali.

Juri Chechi, felice per un insperato bronzo

Juri Chechi, felice per un insperato bronzo

JURY CHECHI, ATENE 2004 – Il ginnasta azzurro, 166 centimetri di potenza e armonia, ci ha tenuto col fiato sospeso mentre ammiravamo il suo esercizio perfetto durante i Giochi Olimpici di Atlanta. Otto anni dopo, a 35 anni suonati e col bis a cinque cerchi mancato per infortunio quattro anni prima a Sidney, si rimette in gioco. Aveva “appeso” gli anelli al chiodo, ma nel 2003 torna ad allenarsi per vivere un’ultima, grande emozione. Non è più il numero uno, la concorrenza negli anni si è agguerrita: il sogno è un posticino sul gradino più basso del podio. La sua leggiadria è impeccabile, anche se tecnicamente paga qualcosa: la giuria però lo premia e riesce a conquistare una sudatissima medaglia di bronzo.

CHANG, ROLLAND GARROS 1989 – Il minuto e giovanissimo statunitense d’origine taiwanese opposto al gigante cecoslovacco, poi futuro statunitense, Ivan Lendl. E’ uno tra gli incontri più celebri della storia dello sport. Quell’ottavo di finale dall’esito già scritto tra il campionissimo e il piccolo Michael, non abituato a simili palcoscenici. Lendl va subito avanti di due set: Chang vince il terzo ma avverte i crampi di una sfida che diventa infinita. I suoi pallonetti irridono l’avversario, che inizia lentamente a perdere la concentrazione. La battuta da sotto, all’ottavo game del quinto set, è un affresco del tennis. Vince l’incontro e diventa l’eroe popolare, anche perchè alla fine il torneo, a soli 17 anni, sarà suo.

NAZIONALE ITALIANA PALLAVOLO, GIAPPONE 2008 –  Gli azzurri del c.t. Anastasi non sono dei fenomeni come quelli delle generazione precedente: tuttavia sono sempre una squadra temuta da qualsiasi avversario. Sul parquet del Sol Levante l’Italia partecipa al torneo preolimpico per guadagnarsi l’accesso all’Olimpiade di Pechino. I padroni di casa del Giappone puntano sul fattore campo, e in effetti mettono alle corde i nostri, avanti di 2 set a 1 e con ben 7 match points da amministrare sulla battuta di Birrarelli. In una sorta di tortura psicologica, gli azzurri dal 24-17 riescono ad agguantare la parità e vincere il parziale col punteggio record di 35-33, con annesso quinto set su una squadra di casa in visibile stato di shock.

MARINO BASSO, GAP 1972 – Il Mondiale di ciclismo del 1972 è una delle storie più beffarde, ma a lieto fine per i nostri colori, che si possano narrare. La gioia di Marino Basso, che trionfa sul traguardo di Gap, è l’altra faccia della medaglia che vede un Franco Bitossi “usurpato” di una maglia iridata proprio negli ultimi cinque metri. Su un circuito spettacolare e selettivo, “cuore matto” scatta ai -3 per anticipare la concorrenza di Merckx, Zoetemelk e il compagno azzurro Basso. L’italiano sembra potercela fare, ma negli ultimi 400 metri la pedalata si fa pesante: dalle retrovie Marino Basso prima spinta per l’argento, ma proprio sotto lo striscione capisce di poter superare Bitossi e conquista un incredibile titolo iridato.

PAOLO PIZZO, CATANIA 2011 –  Da Catania a Catania. Paolo Pizzo ha l’onore di vivere la più grande emozione sportiva della sua carriera proprio sulle pedane della sua città. Città che non dimentica, e che soprattutto gli ha fatto vivere il dramma di quando, 13 enne, ha dovuto subire un intervento per un tumore alla testa. Contro il parere dei medici, ha ripreso a fare sport e a dedicarsi, quasi come per metafora, a duellare quotidianamente con la realtà. Pizzo diventa un atleta di buonissimo livello tanto da guadagnarsi la convocazione al Mondiale del 2011, proprio a casa sua. Non è tra i favoriti, ma quel giorno è imbattibile e, con una medaglia d’oro in bocca, si concede all’abbraccio di tutto il suo pubblico.

MALI, COPPA D’AFRICA 2010 – Evitiamo di mettere la notte di Istanbul perchè c’è chi ha fatto “semplicemente” di meglio. Nel gennaio 2010 l’Angola organizza una controversa edizione della Coppa d’Africa, segnata dall’attentato alla Nazionale del Togo. L’incontro inaugurale tra i padroni di casa e il Mali, formazioni di buon livello, promette spettacolo. Al 78′ minuto, i maliani stanno subendo una concente sconfitta per 4 reti a 0. Keita e Kanoute insaccano, ma serve più per la differenza reti: al ’92 la squadra è ancora sotto due gol. In un dramma sportivo difficile da descrivere, di nuovo Keita e il tap -in di Yatabarè regalano un allucinante 4-4 che da solo vale più della conquista del torneo vinto dall’Egitto.

Bradbury, idolo del web

Bradbury, idolo del web

STEVEN BRADBURY – SALT LAKE CITY 2002 –  Verrebbe da dire “dulcis in fundo”. Qualcuno quasi quasi esclama “finalmente”. Abbiamo lasciato in chiusura la vicenda di un australiano che sul ghiaccio ha scritto la pagina più fortunata, e forse irripetibile, dello sport. Una medaglia d’oro non pronosticata non solo da sè stesso, ma nemmeno dai bookmakers che davano cosa fatta il trionfo di Ohno. Bradbury passa i quarti, conquista la finale e la vince per merito esclusivo dei propri avversari, che si son fatti fuori l’uno con l’altro. Nella sua carriera, due seri infortuni ne avevano minato gli anni migliori: quel giorno, però, il destino gli ha restituito degnamente quanto toltogli in precedenza.

Manlio Mattaccini

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