Gianpiero Farina
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E se il biscotto fosse solo l’ennesima scusa?

Il pareggio tra Portogallo e Svezia fa riflettere ma non è l'unica causa dell'ennesimo fallimento

E se il biscotto fosse solo l’ennesima scusa?
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Biscotto!!! No, nessuna necessità dolciaria. Ma è che oggi l’Italia del pallone si è svegliata con questa parola in testa. Perché, al gol dello svedese Tibbling che è valso l’1-1 in Portogallo-Svezia e l’eliminazione dell’Italia dall’Europeo Under 21, tutti, chi più chi meno, abbiano pensato male e sussurrato “Ecco lo sapevo!”. Ancora loro. Ancora gli svedesi dopo l’Europeo dei grandi del 2004. La differenza è che quella volta il biscotto fu made in Scandinavia mentre stavolta c’è la glassa iberica. Certo, un Paese che oramai ogni estate fa più la conta degli scandali calcistici che degli ombrelloni, non può dare lezioni di moralità e onestà ma qualcuno più in su dovrebbe e potrebbe fare qualcosa per evitare certe indigestioni. Ma c’è qualcos’altro in cui noi italiani siamo diventando pressoché imbattibili: lo scaricabarile. E sì perché, al di là dei pari previsti, scontati e prevedibili, se di tre partite ne vinci solo una devi anche guardarti lo specchio. Parliamo di responsabilità chiare, evidente ed oggettive. L’Italia era probabilmente la più forte del girone ma torna a casa. Perché? Perché quando si è più forti lo si deve anche dimostrare evitando di dipendere dagli altri nella partita decisiva. Ma così non è stato e l’Italia, nei guai, ci si è messa da sola. La partita con la Svezia, già proprio lei, la pasticcera dal biscotto d’oro, grida ancora vendetta. Vantaggio e superiorità numerica buttati al vento per incapacità gestionale, scarsa intelligenza e furbizia (vero Sturaro?). Con il Portogallo è mancato il cinismo sotto porta. Benassi, Rugani, Romagnoli, Cataldi, Berardi e Bellotti: tutti giovani promettenti e di qualità ma che, da ieri, sono fuori dalla vetrina europea di categoria. Ma oggi c’è chi applaude e parla di uscita alta. Ma sì in fondo abbiamo solo mancato, per la seconda volta consecutiva, la qualificazione olimpica. E tra pagliuzza e trave abbiamo deciso di prenderci la prima. Una pagliuzza dolce dolce. Insomma, un biscotto.

Gianpiero Farina

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