Giulia Cassini
No Comments

Sergio Bertola in 40 anni di ricerca

L'intuizione come punto di svolta per l'arte contemporanea

Sergio Bertola in 40 anni di ricerca
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page
Sergio Bertola, la prima sala

Sergio Bertola, la prima sala

Sergio Bertola sì che va forte. C’è chi fa shopping complusivo riempiendo a dismisura gli armadi e chi si concede solo pezzi d’arte vestendo le pareti di casa. Un vero e proprio collezionismo compulsivo, di pancia, dopo gli esordi più timidi con grafiche, stampe e multipli, per rafforzare il suo amore viscerale per l’arte e per tutto l’ambiance aperto e ricettivo all’interno del quale lo stesso collezionista ha trovato e condiviso numerosi stimoli. La collezione di Sergio Bertola si pasce alla “Samangallery” e alla “Pinksummer di Genova, alla “Galleria Zero” di Milano, alla “Giorgio Persano” e alla “e/static” di Torino, alla Galleria “Massimo Minini” di Brescia e alla “Greene Naftali Galley” di New York, per citare le più assidue.
LA MOSTRA- La collezione riunita negli ultimi quarant’anni da Sergio Bertola è dunque una passione nata negli anni Settanta crescendo in modo eterogeneo ma compiuto con le opere di Alighiero Boetti in particolare Zig-Zag (1966-1967) che proviene inaspettatamente dalla galleria Rinaldo Rotta, vero e proprio concentrato di energia potenziale nel suo essere tridimensionale con le strisce colorate poste entro la struttura metallica in modo tale da formare tautologicamente l’idea di movimento grazie all’effetto ottico ricercato e di Joseph Kossuth (Cathexis, 1980, stampa fotografica), con una riproposizione di un quadro di Velasquez capovolta sotto la quale l’artista ha posto alcune croci colorate e un pensiero, in una circolarità dell’arte nata dal fatto che proprio l’arte trasforma i contenuti in forma come sistema linguistico. Altro pezzo molto apprezzato dal pubblico tra quelli della collezione Sergio Bertola “Selfportrait with sack”, 1980, di Tony Cragg dove l’autore reinventa il linguaggio della scultura sviluppando complesse relazioni tra i materiali e le forme, riappropriandosi di oggetti di scarto. Meritevoli di approfondimento della raccolta di Sergio Bertola le installazioni come “Mirror”, 2006, di Rolf Julius con specchio, autoparlanti e cavo audio in un vero e proprio “minimalismo acustico” e ancora Ritratto, 1997, di Tobias Rehberger (maglia + gouache) , cioè una effigie indiretta che raffigura proprio i Giò Marconi attraverso una rappresentazione dell’assenza, via via accrescendo la collezione Sergio Bertola fino alle ricerche recenti di altri artisti delle ultime generazioni come Michael E. Smith, Maurizio Cattelan e Michael Sailstorfer.
Forse Sergio Bertola non avrebbe mai pensato di rivelarsi in modo così aperto, ma alla fine la storia dell’arte passa anche, e sempre di più, dal collezionismo.
Villa Croce, Genova, Orari: martedì 9-18;mercoledì, giovedì, venerdì e sabato 9-19;domenica 9.30-19.30; lunedì chiuso. Info: tel. 010580069/58577

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *