Kevin Brunetti
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Shaun Livingston: you’re the real MVP

Dalla rottura di tre legamenti, con rischio amputazione della gamba, al ritorno in campo, concludendo con l'anello Nba.. Il sorriso sul volto di Shaun Livingston vale più di mille parole

Shaun Livingston: you’re the real MVP
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Spesso la pallacanestro ci riserva storie da brividi. Una di queste è quella di Shaun Livingston, fresco di titolo Nba con i suoi Golden State Warriors, un anello che vale quanto mille vittorie dopo il fattaccio del 2007… Rottura di tre legamenti del ginocchio sinistro, con una lesione all’arteria che secondo i medici gli avrebbe fatto perdere la gamba.

Shaun Livingston guarda incredulo il suo ginocchio sinistro dopo il gravissimo infortunio

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DAL PARADISO ALL’INFERNO –  Nba Draft 2004, la carriera di Shaun Livingston nella lega di basket più spettacolare al mondo sta per iniziare. Scelto alla numero 4 dai Los Angeles Clippers, visti i suoi 201 centimetri e il suo eccellente potenziale, ecco che arriva il primo paragone importante con un altro playmaker di altezza atipica che ha dato qualcosina a questo sport… Earvine Magic Johnson. Il paradiso di Shaun però viene sconvolto il 26 Febbraio del 2007. I suoi Clippers giocano in casa, Livingston recupera palla, scatta in contropiede, salta per appoggiare al ferro… Ma al momento del suo contatto con il parquet, il suo ginocchio sinistro si spezza. Non cede, si spezza. Dal ginocchio in giù la gamba di Shaun è letteralmente piegata a 90 gradi rispetto alla coscia. Un infortunio terrificante. E anche se sembra impossibile, il peggio deve ancora arrivare. Il referto dei medici dopo la gara non lascia spazio a discussioni: tre legamenti su quattro completamente distrutti… E nel caso di lesione all’arteria femorale, la gamba andrà amputata. Il mondo di Shaun crolla a pezzi, la rottura di tre legamenti sarebbe già potenzialmente la fine della sua carriera, ma l’amputazione? L’amputazione cambierebbe totalmente anche la sua vita di tutti i giorni.

Shaun Livingston con il Larry O'Brien Trophy, il degno lieto fine per un combattente straordinario

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RINASCITA – Ma Livingston non si arrende, grazie al cielo l’amputazione viene evitata, e lui, dopo una lunga e intensa ricostruzione chirurgica, può cominciare la riabilitazione. Nel 2014 Livingston ha parlato del suo infortunio e della fase di riabilitazione dicendo: “E’ stata dura, l’unico modo per farcela è stato viverla un giorno alla volta, senza guardare l’intera montagna da scalare, ma ogni giorno mi sentivo meglio”. Un passo alla volta, un gradino dopo l’altro, è tornato non solo a camminare normalmente, ma anche a fare quello che più ama: giocare a pallacanestro. Non sono certo mancate le difficoltà: “Non avevo la stessa velocità, non avevo la stessa elevazione, è stato duro anche solo ritrovare il mio gioco. Ho dovuto imparare a usare la mia altezza, il mio QI… Forzarmi a lavorare su quello che avevo, e non su quello che avevo perso”. E dopo 11 partite di D-League, riecco la Nba: in sequenza a Oklahoma City, Washington, Charlotte, Milwaukee, Cleveland, Brooklyn… E infine la gioia più grande, l’anello vinto pochi giorni fa con i Golden State Warriors. Vederlo sollevare il Larry O’Brien è stato uno dei momenti più emozionanti di questa annata Nba, e i complimenti non saranno mai abbastanza… Ma di cuore Shaun: You are my MVP.

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