Edoardo Baracco
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In Nba è tutto meraviglioso...

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United Center, era domenica, sera. LeBron James compie una follia: a metà campo, sfondamento, Rose la mette dentro e mancano circa 2 secondi alla fine. Capovolgimento di fronte, rimessa Cavs da sotto canestro 1,5 secondi alla fine, LeBron se la fa dare e sulla sirena il suono è proprio quello: ciaf. Potete immaginare la mia reazione, solo, sul divano, nel cuore della notte che preso da un’irrefrenabile voglia di dire “perché, perché questo sport è così meraviglioso?” mi metto a tirare cazzotti sul pavimento in lacrime. Ma sorvoliamo. Il punto non è questo, non è il fatto che LeBron James abbia appena stampato una tripla da arresto cardiaco, il punto è che l’ha fatto con dei giocatori in squadra allucinanti, nel senso negativo del termine. Non solo. Il mostro in questione ha chiuso le finali Playoff con più di 150 punti, purtroppo persa per 4-2 (finale che finirà nella Hall of Fame dello sport, non del basket).

Lebron James, stella e leader dei Cleveland Cavaliers

LeBron James, stella e leader dei Cleveland Cavaliers

Un atleta come lui, nella storia, faccio fatica a ricordarlo. Seriamente, pensate un pò se Messi, o peggio ancora Ronaldo (quello falso, ovvero Cristiano, non il Fenomeno, perché su di lui non avrei dubbi), fosse arrivato ai quarti di Champions League con Natali in difesa, Lazzari a centrocampo, Zaccardo sulla fascia e l’airone Caracciolo in avanti. Seriamente, seriamente, e ripeto, seriamente, sarebbero riusciti ad arrivare in finale, e mancarla veramente per un soffio? Gli piacerebbe. Ci è riuscito uno solo, e uno come lui davvero viene fuori una volta sola nella storia dell’umanità: Diego Armando Maradona. Ha saputo fare anche di meglio, El Diez: si è portato a casa un mondiale, ha vinto Coppa Uefa e lo Scudetto col Napoli. E ripeto, Napoli. Con giocatori buoni, ma che bene o male, fuori 3/4 elementi, non andavano poi tanto lontani dal valore dei vari Zaccardo, Lazzari e Natali (con tutto il rispetto). In fondo, tentare e sfiorare con mano l’impresa voluta da James, ovvero conquistarsi il primo anello della storia con i Cleveland Cavaliers, è un pò come chiedere a Miccoli di vincere la Champions con il Lecce. Vincere, tornare a casa propria e tentare l’impossibile non avendo più nessuno su cui contare, visti i ripetuti infortuni dei compagni, è roba da circo.

Chiedete ai vari Messi e Ronaldo se sarebbero tornati, una volta aver vinto tutto, ai vari Newell’s Old boys o Sporting Lisbona per tentare la scalata della vita, vediamo cosa risponderebbero. Certo direte voi, i Cavs sono una squadrona, perché ad organico pieno i Cavs sono da erezione duratura, e vi dò ragione, ma senza Lebron? Che sarebbe successo? Però ve lo immaginate che bellezza: Real Madrid – Sporting Lisbona con Ronaldo a parti invertite. Si, vi dò ragione, il Real sarebbe capace di pagare anche questa partita, e ne avrebbe tutte le ragioni per farlo. Infondo, il calcio è “bello” perché è scritto a tavolino, mentre l’Nba è meravigliosa perché è comandata dagli dei. I grandi dell’Nba (ma non solo), di tanto in tanto, quando hanno voglia, quando vogliono sentirsi liberi di vivere veramente, una scappata al Rucker Park ad Harlem, o sotto il sole ustionante di Venice Beach ce la fanno; i “grandi” del calcio per strada a giocare a tedesca coi tifosi e a riprendere il pallone sotto le marmitte delle macchine non li ho mai visti. Le squadre di rugby, in Inghilterra, si allenano al parco, in mezzo alla gente, non al centro di allenamento, proprio nei giardini pubblici. In Nba i giocatori arrivano allo stadio autonomamente quando giocano in casa, anche a piedi se abitano vicino al palazzetto (Brewer nelle semifinali di conference scherzava coi tifosi e rassicurava dicendo “andremo in finale”). È tutto meraviglioso.

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Edoardo Baracco

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