Enrico Steidler
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Tifoso, sinonimo di pirla

E' la base su cui poggia tutto il sistema e avrebbe (eccome!) il potere di cambiarlo almeno un po', ma il tifoso preferisce accalorarsi per la sua squadra. Punto. E farsi fregare

Tifoso, sinonimo di pirla
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Lotitogate, calcioscommesse, dirty soccer e dirty Parma, lo “strano” caso di Genoa e Samp, i derby al sangue, le curve modello porta girevole (un vero must per ultrà bombaroli e Corti federali) e un indagato per ct. Per non parlare, poi, dei tre amigos dirigenti – Tavecchio, Macalli e Belloli – e delle loro mirabolanti disavventure. Tutto qui? No, il calcio tricolore annovera infinite altre glorie, come è noto, ma diciamo che tutto ciò dovrebbe essere più che sufficiente a scatenare una levata di scudi collettiva, una mezza rivoluzione targata tifosi uniti che non ne possono più.

Vita da tifoso

Vita da tifoso

UN CALCIO AL CALCIO – E invece niente, nulla, zero assoluto. Il tifoso italiano assiste alla mesta rappresentazione offerta ogni giorno dallo show-biz come se non potesse fare nulla di concreto per dargli una sana ripassata, o almeno per deodorarlo un po’, e si limita a mugugni, insulti e alzate di spalle. Merita quello che ha, insomma, perché potrebbe fare ma non fa. Perché non è nessuno, perché non conta, perché prende quello che gli passa il convento e se lo fa bastare. Anzi, lecca pure il piatto. Questione di droga, innanzitutto. Il tifoso medio de noantri, infatti, è un tossico della peggior specie, uno di quelli che si avventano sulla roba anche se sanno benissimo che è tagliata da fare schifo. Certo, quelli che decidono di smettere ci sono, e sono sempre più numerosi, ma il mercato è ancora immenso e i pusher sguazzano.

Il problema del tifoso italiota, però, non è solo la scimmia, ma anche e soprattutto la testa. Guardatela: si vede a occhio nudo da Marte che è troppo piccola per contenere cose più ampie del proprio orticello, troppo limitata per intravedere un interesse comune che vada al di là dei recinti. Può forse – questa testa-testolina – partorire idee complesse come “azione collettiva“, ad esempio, o avere una coscienza di sè che non sia ridotta a un fatto meramente tribale? Difficile, diciamolo, quasi impossibile. Almeno per ora. Per ora, infatti, continua a valere la regola del tutti contro tutti, e nessuno – in questo marasma generale – si guarda mai alle spalle. Chi ne approfitta lo sappiamo.

Enrico Steidler

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