Orazio Rotunno
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God save Wawrinka: la Svizzera patrimonio del bel tennis

Ancora uno svizzero a far trionfare il tennis, quello vero. Finalmente l'ombra di Federer ha lasciato in pace Stan

God save Wawrinka: la Svizzera patrimonio del bel tennis
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Ha vinto quello che gioca meglio a tennis, in poche parole, ha vinto il tennis. E se per riuscirci doveva essere ancora uno svizzero, si vede che è davvero la loro era. Djokovic e Nadal hanno vinto, dominato e annoiato, perché il loro tennis non entusiasma, la risposta del pubblico ad ogni loro partita risulta evidente. Commovente l’applauso riservato a Nole al termine del match, ma quando questo era in corso era palese lo schieramento a favore dello svizzero: che, da non dimenticare, pochi mesi fa batteva proprio i francesi nella finale di Davis. Perchè? Lo stesso Djokovic mesi fa in un’intervista ammetteva di non ottenere in giro per il mondo lo stesso seguito ed amore dai fans di Federer: ma aggiungiamoci benissimo anche Wawrinka e non da ieri.

Il n.2 svizzero, ma chiamarlo ancora così è ormai riduttivo, ha giocato una partita divina come spesso è capace, ma solo dai 29 anni in poi: una maturazione giunta tardi, in tempo però per vincere 2 Slam, un Masters ed una Coppa Davis. Nessuna strada in discesa, alcun tabellone privilegiato, per vincere ha dovuto battere i Nadal e Djokovic nei loro momenti migliori, completando il terzetto magico contro Federer lo scorso anno a Montecarlo. Nessuno tira forte come Stan, che sia dritto o rovescio, il migliore del circuito quest’ultimo: un gesto artistico a duna mano sempre più in via d’estinzione.

Ieri è stata una partita a senso unico, nonostante il primo set vinto dal serbo e le ore di gioco: il match è sempre stato in mano a Wawrinka, anche quando perdeva il punto, ma solo per la spasmodica ricerca di vincenti. Quando gioca così, oggi, è il n.2 al mondo: ha iniziato ad usare la testa, cosa che lui indica sempre al termine di ogni vittoria, ha trovato in Norman uno splendido coach, ma soprattutto si è liberato dell’ombra di Federer. Difficile biasimarlo, per carità: sei un grande tennista, svizzero e non americano, ma hai la sfiga mondiale di nascere esattamente nel periodo non dello svizzero più forte di sempre, ma del tennista più grande di tutti i tempi.

Ci è voluta la piena maturità, ci sono volute 15 sconfitte consecutive contro Re Roger prima di vincere due volte contro il 17 volte trionfatore di uno Slam. Oggi, a 30 anni compiuti, non è troppo tardi per continuare a sognare, ormai libero da ombre pesanti ed ingombranti: è diventato il miglior amico di se stesso. Giocare bene a tennis lo ha sempre fatto, non è mai stato un problema questo, anzi: ad oggi, per trovare del bel tennis, si può cercare solo in Svizzera. 

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