Jacopo Bertone
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Gli “up & down” dei Cleveland Cavaliers

Alla vigilia delle Finals analizziamo i punti di forza e le debolezze dei Cleveland Cavaliers, campioni della Eastern Conference 2014/2015

Gli “up & down” dei Cleveland Cavaliers
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Ci siamo: ancora poche ore e le parole lasceranno spazio alle Finals Nba, il più grande spettacolo dello sport mondiale! Scopriamo insieme i segreti, le caratteristiche e i talloni d’Achille dei Cleveland Cavaliers, unanimemente riconosciuti come gli sfavoriti della tenzone.

Irving nel quintetto ideale della notte Nba

Kyrie Irving, una delle stelle dei Cleveland Cavaliers

PREGI  

1) – Il migliore del pianeta: avere Lebron James in squadra è, per definizione, un vantaggio enorme se è vero come è vero che il nativo di Akron è indiscutibilmente il più forte giocatore in circolazione, già due volte campione Nba, che con la sua leadership e quello smisurato talento può senza dubbio condurre i suoi compagni al titolo.

2) – Rimbalzi offensivi: uno dei segreti meglio tenuti di questi Cavs è senza dubbio Tristan Thompson, un giocatore di contorno e con un arsenale offensivo molto limitato, che però è capace di prendere 1 rimbalzo offensivo su 6, una statistica a dir poco spaventosa perché permette ai ragazzi di Blatt di aumentare in modo vertiginoso il numero dei possessi limitando contemporaneamente quelli avversari.

3) – Esperienza: James, Miller, Jones, Perkins, Marion, Haywood; tutti i giocatori precedentemente elencati vantano nel proprio palmarés almeno un anello, una cosa che conta TANTISSIMO a questo livello e non importa che tanti di questi siano attualmente fuori dalle rotazioni perché conoscono le emozioni che si provano a giocare queste partite e sapranno consigliare i meno esperti nel modo migliore.

DIFETTI

1) – Poca fluidità: il gioco espresso nella metà campo offensiva dai Cleveland Cavs è a dir poco macchinoso; si basa tutto sul talento individuale e sugli isolamenti, manca quella capacità di passarsi il pallone e l’armonia tattica che ha sempre contraddistinto le squadre vincenti rispetto a quelle perdenti.

2) – Rotazioni corte: da quasi due mesi, ormai, David Blatt ha accorciato all’osso le sue rotazioni, una strategia che gli ha garantito parecchi vantaggi nell’immediato, ma che alla lunga potrebbe rivelarsi troppo stancante soprattutto per le punte di diamante, James e Irving, spesso chiamate a fare gli straordinari.

3) – Infortuni: avere l’infermeria piena non può di per sé essere considerato un difetto, ma costituisce sicuramente un grande limite; Varejao e soprattutto Love saranno fermi ai box fino al prossimo anno e si dovrà gestire alla meglio i serissimi acciacchi di Irving. Il rischio è che, James escluso, i Cavs si trovino sprovvisti dei propri pezzi da novanta proprio nel momento più importante.

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

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