Enrico Steidler
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Italia, dove il bassotto è preso a calci e la Giustizia è presa a schiaffi

Tre anni e mezzo per arrivare a una sentenza "socialmente inquietante": questa è l'Italia

Italia, dove il bassotto è preso a calci e la Giustizia è presa a schiaffi
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E’ una piccola notizia, in fondo, piccola come il suo sfortunato protagonista, eppure provoca un grande – e motivato – sconforto. Sì, perché dietro alla vicenda dell’edicolante milanese che nell’ottobre del 2011 prese a calci un bassotto e oggi viene dichiarato “non punibile per particolare tenuità del fatto” giganteggia un Paese ancora più piccolo. “L’Italia è un’espressione geografica”, disse il Principe di Metternich con una punta di disprezzo, e a 200 anni di distanza le sue parole non hanno alcun bisogno di essere rivedute o corrette ma solo aggiornate: “una piccola espressione”.

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Ecco, sembra incredibile, ma l’aver preso ripetutamente a calci un bassotto nano, scagliandolo ad alcuni metri di distanza dal luogo scelto per la pipì – l’espositore dei giornali – e lasciandogli uno di quei ricordi che i cani non scordano mai (dolori “lungo tutta la colonna vertebrale”, si legge sul referto del veterinario, e un evidente stato di choc“) è stato considerato un fatto diparticolare tenuità. Capite? Tempestare di calci un cane non è solo una cosa da nulla, o quasi, ma “particolarmente” da nulla. Merito delle nuove norme sulla non punibilità introdotte in Renzilandia lo scorso marzo, naturalmente, e di un giudice – Marco Tremolada – che scagiona il violento perché “ha sì posto in essere una condotta lesiva nei confronti del cane della persona offesa, ma non ha utilizzato né armi o altri strumenti di particolare lesività, né modalità tali da far ritenere che la condotta sia stata espressione di un gesto gratuito“.

Non era armato, insomma, e non c’era premeditazione; e poi, diciamolo, lo si può anche capire pover’uomo. Ok, datevi pure un pizzicotto, se volete, ma è tutto vero. Per il giudice Tremolada, la pericolosità sociale di un simile individuo (lo stesso, probabilmente, che non avrebbe battuto ciglio se a lasciare il segno fosse stato un dogo argentino: “Com’è umano lei, dottor cane”…) è pari a zero, così come è irrilevante la sua abnorme reazione al torto subito.

Che dire, in fondo, di tutto ciò? Del picchia-bassotti impunito e delle leggi che proteggono la sua specie? Roba da Paese-non Paese, è chiaro, roba da “espressione geografica” come diceva Metternich, ma non un’espressione qualunque: la nostra è piccola, infatti, “particolarmente” piccola: fa sembrare un gigante persino un bassotto.

Enrico Steidler

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