Manlio Mattaccini
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I cinque “numeri 10” della storia bianconera

La pesantezza di tale numero spetta solo a chi in campo danza col pallone tra i piedi e inebria di magia il gioco più popolare del mondo..

I cinque “numeri 10” della storia bianconera
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Nel gioco del calcio, sport di squadra per eccellenza, vige generalmente una democrazia interna ad ogni squadra. L’allenatore, che sia un’illuminato stratega o un sergente di ferro, sa bene che per avere il meglio da ogni suo uomo non dovrà fare distinzioni e soprattutto far di tutto per venire incontro alle esigenze del gruppo. Ci sono giocatori però che si sciolgono da qualsiasi logica tattica. Col beneplacito del resto della squadra, che sa di avere il privilegio di avere in organico un calciatore e un uomo che combatte per essa, ma con qualche arma in più della media. Entriamo nella ristretta porta della fantasia, degli spazi invisibili agli altri, della giocata uscita dal cilindro che risolve la partita. In casa Juventus, negli ultimi anni, Carlitos Tevez è il giocatore che ha raccolto la pesante eredità di fuoriclasse del passato. Con la maglia bianconera tutto è più pesante: se vinci o se perdi, tutti sono lì pronti a giudicarti. Un compito bello e difficile allo stesso tempo, che non tutti possono eseguire degnamente. Se lo fai però, entri dritto nell’eternità. Di chi stiamo parlando? Alcuni li conoscete già….

GIOVANNI FERRARI – Parliamo del calciatore che insieme a Furino (altro bianconero) e Rosetta della Pro Vercelli è il record-man per Campionati vinti. Nasce e cresce nella vicina Alessandria, ma ad inizi anni ’30, ancora giovanissimo, approda alla coorte della Signora che proprio in quegli anni diventerà per sempre “vecchia” (per via dell’età media della squadra). Mister Carlo Carcano, che lo conosce bene da tempo, lo vuole come punto di riferimento nell’attacco bianconero con Cesarini. Il suo modo di giocare, pronto a manovrare l’azione e illuminare il gioco dei compagni, lo rende un bomber non particolarmente prolifico ma vincente: fa parte del Quinquennio d’Oro, vincitore di cinque Titoli consecutivi dal ’31 al ’35, e soprattutto protagonista con la Nazionale bicampione Mondiale di Pozzo.

OMAR SIVORI – Negli anni ’50 la formazione bianconera non sembra in grado di imporsi come squadra egemone dopo la scomparsa del Grande Torino. Al termine dell’ennesimo torneo anonimo, nell’estate del ’57 sbarca a Torino un giovane argentino che col River Plate ha già vinto tutto. Col piede destro scende soltanto dall’aereo, ma il suo mancino riscriverà la storia del nostro calcio: Omar Sivori è l’immagine scanzonata, irriverente e soprattutto vincente della rinascita bianconera. Segna tanto, ma soprattutto fa segnare tanto: con Boniperti e Charles forma il Trio Magico vincitore di tre Scudetti in quattro anni. Le sue gambe, rigorosamente non coperte dai calzettoni perennemente abbassati, risultano imprendibili per chiunque: un talento che, da oriundo, indosserà pure la maglia della Nazionale azzurra.

Michel Platini, vincitore di tre Palloni d'Oro

Michel Platini, vincitore di tre Palloni d’Oro

MICHEL PLATINI – La sua figura è stata sempre oggetto di discussione, sia oggi che in giacca e cravatta presiede l’Uefa, sia per alcuni suoi atteggiamenti durante la permanenza in Italia. Quando si parla del rettangolo verde però le chiacchiere si spengono: “Le Roi” in campo è stato un fuoriclasse assoluto. Veste il bianconero dopo l’esaltante Mondiale spagnolo del 1982: lascia il Saint’Etienne, squadra più forte all’epoca in Francia, per rimpinguare la bacheca di “Madama“. I suoi dribbling, la sua freddezza e la sua visione di gioco gli consentono di vincere tre Palloni d’Oro consecutivi e segnare, nella Serie A 1983/84, almeno una rete a tutte le squadre partecipanti al torneo. Si “macchia” con l’esultanza eccessiva nella notte tragica dell’Heysel: i tifosi bianconeri, in fondo, se potessero baratterebbero volentieri quel risultato sportivo con una Coppa meritata tra qualche giorno a Berlino…

ROBERTO BAGGIO – Se il suo codino è diventato “divino” ci saranno diverse ragioni a sostegno. Il Mondiale azzurro del ’90 esalta l’estro e la rapidità del giovane attaccante in forza alla Fiorentina, dov’è già diventato un idolo. Il suo passaggio lascia diversi strascichi, ma il campo il talento del fantasista di Caldogno archivia le polemiche e mette tutti d’accordo. Nel quinquennio trascorso in bianconero è il giocatore simbolo di una squadra di buon livello ma inevitabilmente inferiore al Milan di Sacchi e Capello; tuttavia, nonostante diversi acciacchi fisici, segna 70 reti in quattro Campionati. Nell’unica stagione con Lippi al timone (1994-95) vince lo Scudetto e la Coppa Italia, ma le divergenze tattiche col tecnico lo porteranno a lasciare Torino ma non il cuore dei tifosi, della Juve e di tutta Italia.

ALEX DEL PIERO – E’ il nome per eccellenza che per quasi un ventennio ha catalizzato su di sè gioie, trionfi, critiche e delusioni del popolo bianconero. In una staffetta nemmeno troppo virtuale, ha strappato il posto a Roby Baggio nelle gerarchie dentro e fuori dal campo. Arriva giovanissimo dal Padova, e con la maglia della Vecchia Signora sceglierà di vivere tutta la sua carriera calcistica. Pure quando, a fine anni ’90, era uno dei più grandi talenti del globo. E pure quando, dopo il tremendo infortunio di Udine, non sembrava più tornare ai livelli di un tempo. Il tifoso juventino l’ha sempre sostenuto, mentre quello italico si è avvicinato a lui dopo il trionfale Mondiale del 2006. La sua classe in campo e il suo stile pacato fuori gli hanno consegnato un biglietto bipartisan di sola andata per l’eternità.

Manlio Mattaccini

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