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Parma, non c’è più nessuno. E la Serie D è dietro l’angolo

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Tardini vuoto, l'immagine desolante del Parma.

Erano in tanti a Mosca, a festeggiare la Coppa Uefa. E quanta gente per ammirare Buffon, Thuram, Cannavaro e Crespo. Anche ai tempi della B la compagnia era buona, tanto c’era Arrigo a far divertire tutti, e a sognare in grande… Trionfi, successi, imprese epiche. Minotti-Melli-Cuoghi, Dino Baggio che punisce la Signora, la provincia emiliana che diventa metropoli. Poi il declino, i campioni che vanno via, ma la speranza e l’orgoglio che restano. Il Parma è pur sempre il Parma, e allora sotto con i giovani che esplodono al Tardini: Adriano, Mutu, Gilardino, Pepito Rossi… Anche dopo la prima retrocessione l’ottimismo era alto, la pronta risalita nella massima serie lasciava presagire un ritorno ai piani nobili. Pure negli ultimi, agonizzanti mesi, attorno ai Ducali si è vista una moltitudine di personaggi bizzarri. Non parliamo dei tifosi, quelli hanno sempre sostenuto i colori e portato alta una bandiera calpestata a più riprese.

Oggi, invece, non c’era nessuno. All’asta fallimentare – per l’ennesima volta – non si è presentata anima viva, e a Collecchio rimangono solo gli spettri. Di un passato prestigioso, ma soprattutto quelli di un futuro che non esiste. Non serve un miracolo, solo un imprenditore serio, altrimenti quella che tutt’ora è la quarta squadra italiana per trofei europei si ritroverà tra i dilettanti. Dalla Champions League alla Serie D, dal Giuseppe Meazza di Milano al Walter Borelli di Correggio. Ma in questo caso, che abbiano la decenza di presentarsi in pochi.

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