Gianpiero Farina
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De Rossi, il dito medio e quell’irrefrenabile voglia di alzare qualcosa…

A due giorni dal derby, i gestacci del romanista fanno ancora discutere

De Rossi, il dito medio e quell’irrefrenabile voglia di alzare qualcosa…
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La Roma batte la Lazio e si aggiudica il secondo posto. E fu così che, una stagione considerata fallimentare, diventa all’improvviso meno disastrosa. Questi, si sa, sono i poteri del derby di Roma. Ma, a due giorni di distanza, continua a far discutere il doppio dito medio rivolto da Daniele De Rossi ai tifosi laziali.

L'"elegante" gesto di De Rossi verso la Tribuna Monte Mario.

L'”elegante” gesto di De Rossi verso la Tribuna Monte Mario.

IL PUNTO DI RIFERIMENTO STEVEN GERRARD –  Ciò che fa anche un po’ sorridere è collegare questo gesto alle parole di qualche giorno fa del centrocampista giallorosso: “Steven Gerrard è quello che mi è piaciuto di più quando ho iniziato a giocare. Davvero un punto di riferimento, un idolo per quanto fatto in campo ma anche, e soprattutto, fuori. Quando smetterò anche io avrò, come lui, il mio tributo”Beh probabilmente dal punto di vista dello stile, dell’eleganza e del rispetto la strada da fare è ancora molto molto lunga. E appare tutta in salita.

QUELL’IRREFRENABILE VOGLIA DI ALZARE QUALCOSA… – “Festeggiare, divertirsi, sfottere gli avversari: questo è l’importante”, ha detto Daniele De Rossi nel post partita. Beh certo gli sfottò sono l’anima e la cornice del derby. Ma vengono in mente due riflessioni.: la prima riguarda la differenza tra sfottò e gesti che sforano nella maleducazione, in una partita dove gli animi sono già abbastanza caldi; la seconda porta a pensare a giocatori come Chinaglia e Di Canio che, con tutti i loro difetti, l’avversario l’hanno sfidato guardandolo negli occhi. Questa non è roba da tutti, chiaro. Ma tra le varie interpretazioni dell’episodio ce n’è una ironica e goliardica. Si sa la Roma, e quindi De Rossi, erano partiti con l’obiettivo di vincere il campionato. Sappiamo tutti com’è finita. Come sappiamo che dentro ogni calciatore c’è quell’irrefrenabile voglia di avere soddisfazioni e per averle si deve alzare qualcosa. Poi che differenza c’è se dai trofei si è passati alle dita? Magari, come i laziali a distanza di due anni dicono ancora “A romanì ti ho alzato la coppa in faccia”, qualcuno potrà dire “A lazià ti ho alzato il dito in faccia”. D’ altronde ciò che è importante è festeggiare, divertirsi e sfottere gli avversari. Vero Daniè?

Gianpiero Farina

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