Enrico Steidler
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Ancora brutte notizie dal derby di Roma: sindaco e prefetto non si dimettono

In un Paese decente chi non è all'altezza del suo ruolo ne paga le conseguenze. Ora, dov'è Roma secondo voi?

Ancora brutte notizie dal derby di Roma: sindaco e prefetto non si dimettono
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“Non sono assolutamente preoccupato”, diceva alcuni giorni fa il sindaco di Roma Ignazio Marino a proposito del derby posticipato per cause di Volontà Maggiore. “C’è un lavoro quotidiano su tutte le aree strategiche che coinvolge la mobilità, la viabilità e le strategie per la sicurezza della città con il prefetto Gabrielli. Stiamo lavorando molto bene e non ho nessuna preoccupazione“. Ok. Queste parole, lì per lì, erano sembrate a dir poco sconcertanti, ma ora, col senno di poi, è finalmente tutto chiaro: il pensiero non era rivolto a Roma, evidentemente, ma a Ignazio Marino. Ecco perché il sindaco aveva ragione di mostrarsi sereno: qualunque cosa succeda, infatti, lui resta sempre lì, ed è in ottima compagnia. Ma che ce frega, ma che ce importa…

Ignazio Marino, sindaco di Roma

Ignazio Marino, sindaco di Roma

QUANTO SEI BELLA ROMA QUANN’E’ SERA Aree strategiche, mobilità, viabilità. Detto, fatto: paralisi totale, città presa in ostaggio, strade chiuse, traffico impazzito, auto parcheggiate ovunque, anche lungo la tangenziale e i suoi svincoli, con situazioni di estremo pericolo e disagio. “Le vie vicino allo stadio – scriveva una settimana fa Marco Castoro su ‘La Notizia’ – sono ogni pomeriggio un delirio. Nella zona ci sono Rai, uffici, studi legali, Corte dei Conti, Poste, Tribunale. La partita, in aggiunta all’ora di punta, scatena il caos, anche perché si istituisce il divieto di transito in un’area molto vasta della Capitale (da Piazzale Clodio a Ponte Milvio) e si modificano numerose linee dei bus. Che cosa dovrebbero fare tutte le persone che lavorano o vivono in quest’area o che hanno i figli nelle scuole di questo quadrante?”. Già, roba da far accapponare la pelle a tutti al solo pensiero, ma non ai nostri eroi, naturalmente: chi “lavora molto bene”, infatti, ha il cuor leggero.

ROMA CITTA’ APERTAStrategie per la sicurezza. Ecco il risultato: due tifosi giallorossi accoltellati all’addome, solita guerriglia urbana (con migliaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa a tenere a bada gruppuscoli più o meno aggressivi di scimmie curvaiole), sottofondo di botti e sirene, cariche, controcariche, lacrimogeni, idranti. Per non parlare delle armi – coltelli, catene e roncole – rinvenute fra le siepi di via Lariano e largo Maresciallo Diaz durante un’operazione di bonifica. Tutto sotto controllo, insomma, persino i lanzichenecchi polacchi invitati dalla Curva Nord della Lazio, decine e decine di ultrà del Wisla Cracovia (i famigerati “Wisla Sharks”) che prima di accomodarsi allo stadio hanno imperversato per le vie della capitale bruciando sciarpe della Roma e ostentando il saluto romano.

Ricapitolando. Che si guardi in alto (le istituzioni che dovrebbero proteggerci), a destra (gli ultrà della Lazio), a sinistra (quelli della Roma) oppure in basso (la Lega Serie A, Lotito e Beretta), lo spettacolo è sempre lo stesso: una pena. E anche se si tratta di paesaggi molto diversi, è facile ritrovare in essi almeno due cose in comune: senso di responsabilità zero (si può capire, se parliamo di ultrà), e nessuno paga mai come dovrebbe. A partire dall’alto, purtroppo.

Enrico Steidler

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