Edoardo Baracco
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Xavi Hernandez: motore, genio e filosofia applicata al gioco del calcio

Xavi lascia, dopo Gerrard un altra bandiera del calcio mondiale emigra in campionati minori. A Berlino l'ultimo atto per un campione senza tempo

Xavi Hernandez: motore, genio e filosofia applicata al gioco del calcio
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Se n’è andato, dopo Steven Gerrard, anche Xavi Hernandez. Ieri l’addio al Camp Nou, quella di Berlino invece sarà la sua ultima presenza in maglia blaugrana, almeno come giocatore. Se ne va in Qatar, all’Al-Sadd, il richiamo del lusso, dei soldi e della possibilità di chiudere col botto (economicamente si intende), è stato più potente della possibilità di chiudere baracca in casa sua. La storia del Qatar e dell’MLS però è un altra questione, dispiace solo che questi campioni immortali, che albergheranno per sempre nell’olimpo dei più grandi della storia di questo sport, preferiscano il denaro per un anno alla gloria eterna da campioni immacolati.

Comunque, torniamo a lui, a Xavi, e alla sua carriera impressionante: oltre 500 presenze col Barcellona, 85 gol totali, 8 campionati, 2 coppe del re, 6 supercoppe di Spagna, 2 coppe intercontinentali (mondiale per club non si può sentire), 2 supercoppe europee, 3 Champions League (in attesa del verdetto di Berlino), un mondiale e 2 europei. Può bastare per descrivere a numeri la sua carriera da giocatore? Xavi è la faccia felice del calcio, la bandiera vera, genuina, bella da vedere e soprattutto da studiare. Al Barcellona non creano solo fenomeni, creano uomini fantastici, perché Xavi, prima ancora di essere un campione sul campo, è un esempio per tutti dal punto di vista umano. Lui, Iniesta e Busquets hanno rappresentato una delle pagine più meravigliose della storia di questo sport vincendo con una classe ed un eleganza divampanti, tutto il possibile.

Ne a viste di squadre lui, dal primo Barca di Van Gaal, alla splendida squadra di Rijkaard, passando per Guardiola e Vilanova per poi, infine, arrivare all’attuale Luis Enrique. Xavi è la rappresentazione moderna, insieme a Pirlo e a pochi altri, della fantasia applicata al gioco del calcio. La mente, il cervello ed il motore del gioco tutto in un unico giocatore. Per tutto il suo cammino in maglia balugrana è stato un simbolo, una bandiera che non smetterà mai di sventolare e anche laggiù, nel deserto arido del Qatar, probabilmente, Xavi Hernandez, un occhio a casa sua ce lo butterà eccome. Perché le origini non si scordano mai. Grazie Xavi, per me, e penso anche per tutti gli altri amanti del pallone, te hai smesso di giocare ieri, e ci regalerai l’ultimo scorcio di splendore nella meravigliosa notte di Berlino. Il Qatar, infine, sarà solo divertimento, ma niente cuore.

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