Vincenzo Arnone

Ciao Annarita, e grazie sempre

Ciao Annarita, e grazie sempre
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Da quel lontano 1997 sono passati 18 anni e l’atletica, allora, la seguivo da poco, giusto un paio d’anni, e quelli di Atene erano i “miei” primi mondiali. Delle gare di atletica mi piaceva, e mi piace ancora, la tensione degli atleti per arrivare al sogno di una vita, un sogno fatto di sacrifici, attrezzature non sempre al top e tanta fatica, cose che solo chi fa atletica potrà capire e che quindi io non posso cogliere a pieno se non con un grande sforzo di immaginazione. Quella era stata un’estate particolare per me e la tv era stata una compagna fedele per portare la mente altrove e quel 7 Agosto la mia mente era ad Atene, in un giorno diventato importante grazie ad Annarita Sidoti.

Erano passati pochi anni da una delle stagioni più tormentate della mia terra, la Sicilia, quella stagione stava passando lentamente, lasciando comunque ogni tanto una sensazione di impotenza perché il riscatto futuro sembrava lontano, incerto, irraggiungibile come l’occasione di una vita, come una medaglia. Sono davanti alla tv e a un certo punto vedo questa ragazza, minuta, piccola, capelli cortissimi e una forza enorme, una smorfia di fatica che sembra prendere in giro le avversarie che si lascia dietro, una dopo l’altra, una alla volta. Quella donna era Annarita Sidoti, siciliana come me, che saliva sul trono del Mondo un passo dopo l’altro, metro dopo metro, chilometro dopo chilometro. Quando arrivò a tagliare il traguardo mi resi conto di una lacrima che era spuntata, la prima, dopo tempo, senza una ragione che fosse amara o che fosse stupida, come possono essere stupide le lacrime dell’adolescenza. Quella lacrima era il battesimo del mio orgoglio verso la mia terra, verso quella matrigna stronza ma comunque capace di gesti straordinari che è la Sicilia, e la madrina di quel battesimo fu una grande donna minuta in televisione, pronta a diventare campionessa mondiale nei 10000m di marcia, una marcia, la sua, partita in sordina e diventata trionfale, per lei e per la sua terra, per lei e per quei siciliani che, come me, festeggiarono la sua vittoria e la salutarono come un segno di riscatto per una terra che Dio solo sa se ne avesse un disperato bisogno.

Quell’orgoglio, in diverse misure e forme, me lo porto ancora dietro. Ovviamente non ho mai avuto e mai avrò l’occasione per ringraziare di persona Annarita, che oggi ha dovuto spostare la sua esistenza ad un livello superiore al nostro, ma spero che in qualche modo sappia di essere stata importante nella vita di un ragazzino sconosciuto davanti a una tv in un pomeriggio di Agosto. Ciao Annarita, e grazie sempre.

Vincenzo Arnone

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