Enrico Steidler
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Dirty soccer e ultrà bombaroli: scommettiamo che il calcio è morto?

Non riusciamo a liberarci degli ultrà, figuriamoci del calcioscommesse...

Dirty soccer e ultrà bombaroli: scommettiamo che il calcio è morto?
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Cosa c’entra Dirty Soccer con i 4 ultrà della Juventus arrestati per il lancio della bomba carta durante il derby della Mole? Niente, all’apparenza: Calcio Sporco è un’operazione condotta dalla polizia per stroncare un vasto giro di partite truccate in Lega Pro e Lega D (50 fermi, oltre 70 indagati, 33 società coinvolte), e i fatti di Torino appartengono al mondo della vigliacca malavita ultrà. Vicende diverse e molto distanti fra loro, quindi. E invece no. A renderle così “vicine”, infatti, è un aspetto in comune a dir poco inquietante: la giustizia italiana.

Cartolina dal mondo degli ultrà

Cartolina dal mondo degli ultrà

TARALLUCCI E BUONA VOLONTA’ – Undici feriti fra i tifosi granata, ma si è rischiato il morto. Potrebbe essere il bilancio di un attentato terroristico, ma è “solo” quello di un ordinario pomeriggio di violenza curvaiola. Le forze dell’ordine ci mettono poco a risalire ai responsabili del gesto, ma poi tutto finisce nelle aule giudiziarie e il risultato fa venire i brividi: processo sospeso per 3 dei 4 imputati, lavori socialmente utili, pace e bene a tutti gli uomini di buona volontà (soprattutto se la manifestano versando una somma simbolica all’Oratorio Don Bosco). Il giudice Alfredo Robledo, infatti, ha accolto l’istanza dell’avvocato difensore Monica Arossa, e i 3 bombaroli – sul quarto si deve ancora decidere – saranno “messi alla prova”, che nella forma significa lavori socialmente utili ma in sostanza vuol dire niente galera.

SCHIZOFRENIA E VUOTI DI MEMORIA – “Negli imputati c’è una presunzione di pericolosità – ha detto il pm Andrea Padalino nel corso dell’udienza mettendo nero su bianco il pensiero di un intero Paese – che nessun Daspo può contenere, e c’è un’avversione verso il prossimo e verso l’antagonista che si può riprodurre in qualsiasi momento della vita sociale. A cosa serve una messa alla prova?”. A niente, è chiaro, e tuttavia è molto utile a darci la sensazione – o per meglio dire la certezza – che in Italia le pene sono quasi sempre inversamente proporzionali alla gravità del reato: più la fate grossa, in altre parole, e più la passate liscia. A proposito: si sente spesso dire che dalle nostre parti le leggi ci sono e che basta farle rispettare. Mica vero. Qui da noi, infatti, il legislatore è “schizofrenico” – come lo ha giustamente definito Padalino – e soprattutto smemorato: quando fa una legge, quasi sempre dimentica di prevedere una sanzione seria per chi la trasgredisce. Non ci credete? Prendete i codici, allora, e “metteteli alla prova”.

Considerato tutto ciò, come finirà l’ennesima porcata del calcioscommesse, secondo voi? Chi verrà ritenuto colpevole con sentenza definitiva – ne riparliamo alla prossima glaciazione – la pagherà come dovrebbe, oppure no? Scommettiamo che…?

Enrico Steidler

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