Roberto Cusimano
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I 5 limiti della stagione fallimentare del Milan

Dopo l'ennesima sconfitta contro il Sassuolo, il Milan si avvia sempre più tristemente a chiudere una stagione ricca di record... negativi. Esaminiamo quelli che sono stati i limiti mostrati dai rossoneri

I 5 limiti della stagione fallimentare del Milan
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Una stagione da dimenticare quella che sta per terminare per il Milan di Filippo Inzaghi, sono davvero desolanti i numeri dei rossoneri che stazionano a metà classifica, all’undicesimo posto e che, nella migliore delle ipotesi, potranno chiudere tra l’ottavo e il nono con una quantità industriale di sconfitte e reti subite, i due dati che maggiormente risalgono all’occhio parlando di un club di questo calibro. Ieri un’altra sconfitta, a Sassuolo per 3-2 con protagonista, nemmeno a dirlo, colui che è stato soprannominato “l’anti-diavolo per eccellenza” Mimmo Berardi, autore di una tripletta. Proviamo a delineare quali sono i limiti del Milan tentando di dare dei consigli per il prossimo anno che, auguriamo ai tifosi rossoneri, possa regalare maggiori soddisfazioni.

L’ALLENATORE – Il buon Pippo Inzaghi è, ahimè, tra gli artefici di questa annata negativa del Milan. Non è l’unico colpevole sia chiaro, però la sua poca esperienza come allenatore ha influito. La scelta della società di affidargli la panchina non è stata felice E ancor meno lo sono state le tante fiducie accordategli nonostante le numerose sconfitte (12). Già da gennaio, quando arrivarono tre sconfitte di fila tra campionato e Coppa, si era rotto qualcosa ma lì incassò la prima fiducia e dopo ne arrivarono altre, tanto che oramai si ritroverà a chiudere la stagione. Il prossimo anno bisogna puntare su qualcuno di già affermato. Emery potrebbe essere una buona soluzione. Quanto ad Inzaghi, non mi meraviglierei se lo ritrovassimo ad allenare ancora in A, ma in una panchina dove può crescere con più tranquillità e avere meno pressioni.

LA DIFESA – 49 reti subite in 36 gare sono tantissime. E’ un reparto che bisogna rinnovare assolutamente in vista della prossima stagione. Non ce ne vogliano i vari Bonera, Bocchetti, Paletta ecc., ma c’è bisogno di calciatori giovani e nello stesso tempo di gente con più esperienza che sappia guidare una retroguardia completamente allo sbando come più volte ha dimostrato in questo campionato. Sono state tante le partite in cui, complice anche alcune scelte di Inzaghi e gli infortuni, i due centrali difensivi o addirittura tutto il reparto era diverso rispetto alla gara precedente e non garantiva affatto sicurezza alla porta difesa da Diego Lopez, unica nota lieta del reparto difensivo. Le sconfitte con Atalanta, Lazio e Juve, i pareggi con Verona ed Empoli sono solo alcune occasioni in cui i rossoneri hanno subito reti decisamente evitabili. Tra i possibili acquisti della prossima sessione di mercato ci sono Darmian, Zappacosta e il brasiliano Marlon.

Mattia Destro e Alessio Cerci, gli acquisti di gennaio del Milan, hanno influito poco sulla seconda parte di stagione

SCELTE SBAGLIATE – Per sviluppare questo punto c’è un mix di colpe tra allenatore e società. Possiamo fare qualche nome per farvi capire cosa intendiamo dire: Saponara, Niang, Cerci e Destro. I primi due sono stati lasciati partire perché a Milano trovavano poco spazio e sono andati rispettivamente ad Empoli e Genoa mentre gli altri due sono arrivati a gennaio con l’obiettivo di rinforzare la squadra e portarla in Europa. Bene il risultato è che Saponara e Niang stanno facendo benissimo nelle loro squadre e le loro reti hanno permesso da un lato all’Empoli di salvarsi, dall’altro al Genoa di inseguire l’EL. Mentre Cerci e Destro si sono dimostrati due flop colossali poiché le aspettative sono state completamente disattese e sono diventati due calciatori qualunque, due dei tanti che quest’anno hanno fatto parte del reparto offensivo milanista.

GESTIONE SOCIETARIA – Ha influito, eccome se ha influito. In questa stagione così travagliata sul campo anche tutto ciò che è successo fuori dal rettangolo di gioco, ma che ha visto protagonista il club rossonero, ha avuto il suo effetto negativo. Le voci che si rincorrono ormai da mesi sulla cessione della società da parte di Berlusconi alla cordata cinese o thailandese (chissà quando lo sapremo) inevitabilmente sono finite per disturbare anche i giocatori, l’allenatore e l’ambiente in generale. Non è una giustificazione che regge la stagione fallimentare ma ha influito. Ci potevano essere modi e tempi diversi per far sì che i vari Mister non disturbassero mister Inzaghi.

MENEZ – Il peggior limite del Milan 2014/15 è stato forse quello di affidarsi a Jeremy Menez. E’ stato croce e delizia, così come molti lo immaginavano. Il giocatore francese, dal talento indiscusso, aveva iniziato l’anno in maniera eccellente segnando a ripetizione (un po’ come Honda), facendo illudere i tifosi che era cresciuto non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello comportamentale. E invece è rimasto quello di Roma, ha alternato grandissime prestazioni a partite da 4 in pagella, reti di ottima fattura a gravi errori sotto porta. Per lui 16 reti in campionato ma nel complesso stagione al di sotto della sufficienza. Adesso sta scontando una squalifica di ben quattro turni combinatagli per aver pronunciato una frase irriguardosa nei confronti dell’arbitro qualche settimana fa ed ha lasciato i suoi compagni senza il loro maggior punto di riferimento. Ecco, proprio così. Per quasi tutta la stagione il francese ex Psg ha fatto un po’ il Messi del Milan. Quasi tutte le azioni infatti partivano da lui. Ha giocato a centrocampo, da trequartista e perfino in attacco come “falso nueve”. Ma sia lui, Bonaventura e Honda, spesso schierati in un improbabile tridente offensivo, non hanno la stoffa di un attaccante di razza come i vari Torres, Pazzini e Destro spesso lasciati da Pippo in panchina.

Roberto Cusimano

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