Antonio Casu
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Fabio Aru ed il Cagliari: il secondo dell’orgoglio ed il punto del disonore

Una domenica sarda diversa dalle altre: il campioncino di Villacidro lotta come un leone per conquistare la maglia rosa, mentre i rossoblù retrocedono miseramente in Serie B

Fabio Aru ed il Cagliari: il secondo dell’orgoglio ed il punto del disonore
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Qualunque sia il punto di vista dalla quale la si osserva, la Sardegna è una terra bellissima, caratterizzata dalla coesistenza armonica di elementi in sé diversissimi. Dal calore del mare alla durezza delle cime più impervie, dal silenzio di una distesa pianeggiante alle caotiche feste sulle spiagge, baciate dagli dei, il passo è breve. Questione di punti di vista, sfumature. Cambia tutto, ma in fondo non cambia nulla: la Sardegna è camaleontica e misteriosa. Quando si parla di sport, invece, il discorso è differente. Una domenica di metà maggio dal meteo balbettante regala due storie agli antipodi, portatrici di sentimenti contrastanti. L’interpretazione del 17 maggio, fatta da Fabio Aru ed il Cagliari Calcio, è instabile quanto il meteo odierno: sole, pioggia e vento si uniscono in uno strano dipinto, impressionista a momenti e surrealista in altri.

Fabio Aru lotta come un leone, ma rosicchia solo un secondo ad Alberto Contador

Fabio Aru ha lottato come un leone, ma ha rosicchiato solo un secondo ad Alberto Contador

IL SOLE BACIA SULLA FRONTE GLI AUDACI –  Fabio Aru, vestito di bianco, ha un unico colore in testa, il rosa. Voleva indossarlo ad ogni costo, ci ha provato, ha lottato come un leone, ma non è riuscito nell’impresa. Il terzo atto della sfida con il Pistolero però se l’è aggiudicato il campione di Villacidro, capace di rosicchiare un secondo al rivale spagnolo. Un secondo, un nulla. Oppure no? Quel secondo è un patrimonio immenso, una dimostrazione di caparbietà e determinazione, la mossa giusta in una partita a scacchi lunga tre settimane. Ma è pur sempre un secondo. Conta poco, perché Aru ha mostrato al mondo la testardaggine che contraddistingue i sardi, quelli veri. Un secondo, in certi casi, è più intenso del più lungo degli inverni.

PIOVE A DIROTTO SU CAGLIARI – E poi c’è la massima espressione dello sport nell’isola, il Cagliari Calcio, precipitato miseramente nell’Inferno della Serie B. Miseramente, perché non ha combattuto l’ultima battaglia. Il Palermo, salvo da tempo, non aveva più nulla da chiedere a questo campionato ed era un avversario ampiamente alla portata dei sardi, ma il Cagliari, sprecone e velleitario, è uscito dal campo a testa bassa, con la consapevolezza di non averci provato un’ultima volta. Avrebbe dovuto inseguire un punto, un unico punto. L’Atalanta, sconfitta dal Genoa, aveva concesso al Cagliari un’ultima settimana di guerra, ma i rossoblù non hanno accettato l’invito. Sarebbe stato difficile, in ogni caso, ottenere la salvezza, ma tenere accesa la speranza, alimentata da un punto, era doveroso. Aru ha lottato per un secondo in più, mentre il Cagliari ha chinato il capo e ha lasciato volar via l’ultimo punto. Testardaggine, questa sconosciuta. Una malinconica pioggia, intervallata da sprazzi di sole, accompagna i sardi verso la B, terreno nel quale erano assenti da undici anni. Nessun riparo, nessun ombrello: non l’hanno voluto. Il quadro è surreale. Il sole delle terre campane, illuminate dalla grinta di Aru, sono per loro un’oasi lontana, irraggiungibile, impressionista nella nitidezza dei toni. Un po’ come la Sardegna, che, nel momento in cui si parla di sport (oppure di meteo), oggi è confusa come non mai.

@antoniocasu_

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