Manlio Mattaccini
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Amarcord: le cinque finali Champions da ricordare

L'atto finale della Coppa dalle grandi orecchie è spesso sinonimo di gioia, ma anche di disperata follia...

Amarcord: le cinque finali Champions da ricordare
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Giocarsi una finale di Champions è un privilegio per pochi. Per molti, equivale a come disputare un Mondiale. Che sia la sorprendente Juventus o il favorito Barcellona, al calciofilo interessa una cosa sola: la notte di Berlino deve regalare una partita memorabile. Una tempesta di sentimenti, un carambola d’emozioni che inevitabilmente vedrà una squadra prevalere sull’altra. Ma quando c’è lo spettacolo, a perdere non è nessuno. L’atto conclusivo di un grande torneo rimarrà per sempre nella mente dei protagonisti, sia calciatori che tifosi: chi s’immergerà per la gioia in qualche fontana, chi invece vorrà sprofondare dalla rabbia o dalla vergogna. Una finale è sempre una storia da raccontare: in una difficile cernita, ne abbiamo selezionate cinque.

BENFICA – REAL, 1962 – Le divinità del calcio hanno voluto che in quella notte di Amsterdam si sfidassero le squadre più forti dell’epoca. Un giovanissimo Eusebio affronta i sempreverdi Puskas e Distefano. Il Real vuole vincere la sua sesta coppa in sette anni, i portoghesi bissare il trionfo dell’anno precedente. In questo scontro tra titani, il primo tempo si conclude sul 3-3 nonostante il 2-0 iniziale dei blancos. Nella ripresa sale in cattedra Eusebio: una sua doppietta perfeziona il sorpasso e rende vana la tripletta realizzata da Puskas, per un 5-3 finale che si commenta da sè.

Helmuth Duckadam: passato alla storia nella finale di Siviglia

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STEAUA BUCAREST – BARCELONA, 1986 – Un anno dopo l’Heysel, a contendersi la Coppa pervengono il blasonato Barça e la rivelazione Steaua. Gli spagnoli, che eliminano la Juve ai quarti e il Goteborg in semifinale dopo un’incredibile ribaltone nel ritorno, sono di gran lunga favoriti contro la formazione rumena che ha sfruttato un tabellone non troppo proibitivo. L’esito sembra dunque scontato: nella sfida di Siviglia una difesa “militare” della Steaua porta però la sfida dapprima ai supplementari e poi ai rigori. E qui nasce il mito di Duckadam: il portiere ipnotizza tutti i rigoristi spagnoli e regala il primo successo alla Romania.

MILAN – BARCELONA, 1994 –  La finale col punteggio più netto degli ultimi vent’anni in teoria era una tra le sfide più combattute di sempre. Non si saprà mai il motivo, ma Crujiff, grande giocatore e poi tecnico dei blaugrana, snobba in modo imbarazzante la squadra Campione d’Italia in carica e giunta nella Finale europea per la quarta volta in sei edizioni. La partita è una lezione di maestria di Don Fabio Capello all’arrogante olandese: una doppietta di Massaro, Savicevic e Desailly disorientano sempre più un Crujiff lentamente umiliato da un 4-0 totale. Insomma: al Barça non conviene molto essere favorito….

Schmeichel e la sua gioia sfrenata dopo il sorpasso

Schmeichel e la sua gioia sfrenata dopo il sorpasso

MANCHESTER UTD – BAYERN, 1999 –  Proprio al Camp Nou, va di scena una finale tra due big del calcio europeo che però non sollevano la Coppa da decenni. Gli inglesi, “giustizieri” di Inter e Juve nei quarti e in semi, vogliono tornare sul Tetto d’Europa dal 1968, per legittimare un decennio d’oro. Il gol di Basler ad inizio gara complica e non poco i piani: ormai giunti oltre ’90, i bavaresi pregustano il successo. Ma sarà proprio una “SS”, la coppia Sheringham – Solskjaer a riscrivere la storia di questa competizione: un uno-due micidiale a tempo scaduto che inchioda sulla panchina un incredulo 39 enne Lothar Matthaus, condannandolo a chiudere la carriera senza mai diventare campione d’Europa per club.

MILAN – LIVERPOOL, 2005 – E veniamo alla massima espressione della bizzarria dello sport, forse una delle poche gare conosciute anche da chi, del calcio, non gliene importa proprio nulla. Il Milan di Ancelotti, negli anni di massimo splendore, vuole tornare a vincerla dopo la notte di Manchester proprio contro un’inglese, il Liverpool, sulla carta già battuto. Un primo tempo da manuale del calcio consegna ipoteticamente la Coppa ai rossoneri, con Gattuso che fatalmente la “tocca” mentre va negli spogliatoi: nella ripresa, l’incredibile rimonta fino al 3-3 dei Reds, con la parentesi conclusiva di Dudek che imita Grobbelaar e sentenzia la finale più incredibile della storia Champions. Finora.

Manlio Mattaccini

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