Roberto Cusimano
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“Da Berlino alla B, dalla B a Berlino”: la Juventus e quel sogno chiamato Champions

L'Italia di Lippi e la Juventus di Allegri, due realtà apparentemente lontane ma mai come adesso così vicine. I bianconeri cercheranno di emulare gli azzurri vincendo la finale del 6 giugno contro il Barça

“Da Berlino alla B, dalla B a Berlino”: la Juventus e quel sogno chiamato Champions
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Dodici anni dopo l’ultima volta la Juventus è riuscita ad arrivare in finale di Champions League avendo la meglio sul Real Madrid di CR7 che non è riuscito a rimontare l’1-2 subito a Torino otto giorni fa. I bianconeri, che da poco hanno conquistato il loro quarto scudetto consecutivo, avevano iniziato questa stagione con l’obiettivo di arrivare tra le prime otto d’Europa in modo tale da proseguire il loro percorso di crescita che nel giro di un paio di anni li avrebbe magari visti competere con le big del calcio europeo. Ieri grazie ad una grande prestazione per la gioia dei tifosi juventini tutto questo è stato smentito. Pensando a questa Juve, a Buffon, a Berlino è impossibile non pensare anche all’Italia e a ciò che è successo nove anni fa.

IL CAMMINO DELLA JUVE – Il girone eliminatorio che quest’anno ha dovuto affrontare la squadra bianconera non era almeno in partenza molto difficoltoso poiché a parte l’Atletico Madrid c’erano Malmoe ed Olympiakos. Ma come spesso capita alla Juve piace complicarsi la vita ed è riuscita a qualificarsi come seconda per appena un punto in più rispetto ai greci. Da febbraio, quando è iniziata la seconda fase, bisognava affidarsi ai sorteggi e la componente fortuna (che per raggiungere determinati obiettivi non deve mancare mai) ha se così si può dire aiutato la Vecchia Signora facendo modo che incontrasse agli ottavi un Borussia Dortmund quest’anno poco brillante (battuto sia all’andata che al ritorno) e ai quarti il Monaco (terza forza della Ligue 1). Arrivata in semifinale la componente fortuna viene meno e, con Real, Barcellona e Bayern, sei cosciente che chiunque becchi sei sfavorito ma tra le tre i bianconeri hanno incrociato la meno peggio, cioè la squadra di Ancellotti e, lo abbiamo visto ieri, se la sono giocati a viso aperto. Contro i favori dei pronostici è arrivato il passaggio del turno, battuti i campioni in carica grazie al grande ex della partita, autore tra andata e ritorno di due pesantissime reti: Alvaro Morata. Il resto è tutto da scrivere.

Gigi Buffon, insieme a Pirlo, protagonista del Mondiale vinto dall'Italia nel 2006. E i due torneranno a Berlino con la Juventus...

Gigi Buffon, insieme a Pirlo, protagonista del Mondiale vinto dall’Italia nel 2006. E i due torneranno a Berlino con la Juventus…

IL CAMMINO DELL’ITALIA – Anche la Nazionale di Marcello Lippi nove anni fa partì da outsider e riuscì a passare il girone come prima davanti a Ghana, Rep.Ceca e Stati Uniti ottenendo sette punti in tre gare. Poi nelle sfide ad eliminazione diretta eliminò agli ottavi l’Australia (grazie ad un rigore di Totti al 95′), l’Ucraina ai quarti (annientata 3-0) prima di arrivare in semifinale contro la Germania padrona di casa che aveva stravinto il proprio girone ed eliminato in precedenza Svezia ed Argentina. Sfida epica quella contro i tedeschi, partivamo sfavoriti eppure gli abbiamo tenuto testa per centoventi minuti fino a quando Fabio Grosso realizzò quella rete che rimarrà alla storia, così come l’azione seguente chiusa dal gol di Alex Del Piero. “Andiamo a Berlino Beppe”, gridava Caressa a Bergomi e nella capitale tedesca cinque giorni dopo al termine di un’altra lunga battaglia contro la Francia terminata ai rigori abbiamo conquistato la Coppa del Mondo, una vittoria su cui nessuno avrebbe scommesso.

LE ANALOGIE – Numerose le analogie tra quell’Italia e questa Juve. Come già detto il girone non irresistibile affrontato dalle due squadre, il cammino verso la finale che ha caratterizzato le due competizioni è stato altrettanto simile poiché entrambe hanno affrontato la prova del nove in semifinale (l’Italia contro la Germania e i bianconeri contro i blancos). Poi ci sono i due allenatori, cioè Marcello Lippi e Max Allegri, entrambi arrivati in una grande squadra hanno vinto subito lo Scudetto, sono stati entrambi sia giocatori che allenatori e hanno dovuto fare tanta gavetta prima di diventare dei vincenti. Altra analogia è data dalla solidità difensiva, il portiere è sempre lo stesso, gli altri interpreti sono diversi ma l’attenzione, la bravura a difendere e la capacità di rendersi pericolosi sotto porta nelle azioni d’angolo sono le stesse. Aggiungiamo la consapevolezza delle due squadre che partita dopo partita si sono rese conto della loro forza, la Juve per esempio ha vinto a Dortmund in uno stadio che solo entrandoci fa paura per il calore dei tifosi di casa, allo stesso modo l’Italia al “Westfalenstadion” ci ha giocato la semifinale nove anni fa avendo la meglio della Germania super favorita. Per finire come ultima analogia ci sono due protagonisti assoluti di quel magico Mondiale 2006 così come lo sono ancora oggi con i colori bianconeri, si tratta di Gianluigi Buffon e Andrea Pirlo, due calciatori che a dispetto dell’età rimangono degli autentici fuoriclasse.

Ora manca l’ultima tappa chiamata “Olympiastadion”, quanto detto potrebbe essere mandato all’aria se la Juve fallisse la finale e al diavolo chi pensa che sia importante solo giocarla, a Berlino Tevez e compagni ci andranno per vincere. Il calcio italiano vuole lasciare ancora una volta la sua firma e portarsi a casa la coppa dalle grandi orecchie. Neymar, Messi e Suarez sono avvisati.

 

Roberto Cusimano

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