Massimiliano Riverso
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La storia siamo noi

Da Frosinone a Berlino per levarsi l'alone putrido di Moggiopoli

La storia siamo noi
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Lontani dall’enfasi mediatica e dai caroselli sui social network, lontani da quella anti-juventinità che da secoli contraddistingue una buona fetta del giornalismo italiano e dei tifosi da bar. Nel pieno della notte tutto è sempre più chiaro.

Sarebbe disonesto affermare che la Juventus non si sia conquistata con merito Berlino, sarebbe disonesto non affermare che la ‘dea bendata’ canalizza gli eventi scegliendo con largo anticipo il vincitore. Questa in sintesi l’analisi di una sfida da infarto tra le due icone del calcio italiano e spagnolo, due modi contrapposti di vedere il calcio, due società con gestioni finanziarie nettamente contrapposte, ma con risultati che danno ragione allo spending review e all’oculatezza della famiglia Agnelli.

Gli scarti della Liga e degli altri campionati europei, insieme al blocco difensivo al momento più forte del mondo, hanno dato la paga alle star platinate di Valdebebas, che nella gara della vita non sono riusciti ad espugnare Fort Apache. Una resistenza che non ha avuto nulla a che vedere con quella dell’Inter di Mourinho al Camp Nou, un assalto perpetuo che Chiellini & Co. hanno anestetizzato con maestria e freddezza rendendolo praticamente innocuo.

Il calcio italiano questa sera ha vinto la prima battaglia contro il calcio iper-offensivo dei blancos. Nelle nostre scuole non si insegna il tiki-taka, ma migliaia di allenatori in stile Iachini insegnano agli aspiranti calciatori il culto di non prenderle e di colpire l’avversario in contropiede, proprio come un incassatore nella boxe che aspetta il calo di tensione del picchiatore per sferrare l’attacco del ko.  La Juve non è bella, non si pavoneggia dietro uno specchio come una top model pronta a sfilare su una passerella di Fendi, la Juve è dannatamente cinica e velenosa come un serpente corallo. Altro che zebra.

La Roma prima e il Real adesso hanno compreso quanto sia improbo competere con un gruppo compatto senza prima donne, senza fenomeni in grado di invertire il corso degli eventi, senza figurine introvabili da 100 milioni di euro. La Juve made in Italy è tornata ad essere la Juve made in Europe, incastrando uno dopo l’altro i tasselli di un puzzle creato da Antonio Conte e finalizzato da Massimiliano Allegri. E’ facile salire sul carro dei vincitori,  ma sul carro c’erano già molti uomini di cui già ci siamo dimenticati e una società che ha lavorato in maniera impeccabile per levarsi l’alone putrido di Moggiopoli.

Adesso manca solo un passo per entrare nella storia, novanta minuti contro il mostro più famelico del pianeta, il Barcellona dei marziani. Sollevare al cielo l’ex Coppa dalle Grandi Orecchie davanti ai due giocatori più forti al mondo e alla squadra più completa del reame culminerebbe un sogno partito da lontano, da quella Frosinone e da tutti quei campi della Serie B che non si sarebbero mai immaginati di competere con la Vecchia Signora nell’anticamera del paradiso calcistico italiano. Buffon c’era, Buffon ci sarà anche a Berlino. Chapeaux.

@MassiRiverso

 

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