Modestino Picariello
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Le mani del Generale Inverno sulla Champions

Vanno avanti i migliori? Spesso. Vanno avanti i più freschi? Sempre. La dura lezione della due giorni di Champions alle squadre europee.

Le mani del Generale Inverno sulla Champions
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Premessa fondamentale: nel doppio confronto col Real la Juventus ha meritato il passaggio del turno di Champions. Analizzarne il perché può portare però a qualche analisi imprevista

Il gol di morata nell'ultima partita di Champions League

Il gol di morata nell’ultima partita di Champions League

SIMILITUDINI MANCATE – Cosa hanno in comune Bayern Monaco, Real e Milan? Al di là di facili umorismi per la classifica dei rossoneri, due cose, di cui forse l’una causata dall’altra. Sono arrivate fisicamente a pezzi agli appuntamenti importanti, con i migliori giocatori fuori forma o fuori proprio e…. hanno fatto tutte il ritiro invernale in posti lontani e caldi (Doha per il Bayern, Dubai per le altre due, con contorno di amichevoli extra-lusso ecc.). Sarà forse un caso? Forse no, e la spiegazione, quasi sotto silenzio, ha provato a darla Jack Bonaventura poco tempo fa (o, per meglio dire, tutto è stato ridotto alle stilettate in casa Milan che non alla possibile verità del caso). Riassumendo in breve le parole di Bonaventura: “In Oriente siamo andati per fare promozione e partite, non per allenarci e ora  fisicamente la paghiamo”. Corollario della questione: se non hai una panchina all’altezza (e in Europa sembrano averla solo Juve e Barcellona, incredibile ma vero), la preparazione invernale fatta male fa finire la benzina dei giocatori prima del tempo, e tre indizi fanno una prova.

DIVERSA PRESSIONE – Bayern, Milan e Real sono arrivati agli sgoccioli della stagione letteralmente sulle gambe nei loro uomini chiave, tra infermeria e condizioni precarie: notava Piccinini in cronaca italiana che Sergio Ramos non si reggeva in piedi e i due difensori del Real erano sulle gambe alla fine del primo tempo. Cosa assolutamente grave ma non strana: il Real aveva giocato solo pochi giorni prima con tutti i titolari la fondamentale sfida col Valencia, mentre la Juve amabilmente regalava punti al Cagliari avendo mollato il campionato dopo la vittoria (logico eh, ma la sportività?). In generale, se escludiamo Ronaldo (ma lui è un discorso a parte) forse nessuno dei madridisti, come dei tedeschi, è arrivato all’appuntamento decisivo di Champions al 100%. Questo è bastato al Madrid per essere più pericoloso della Juve (22 tiri complessivi contro 8, ma entrambe hanno rischiato il colpo del ko) ma non per mantenere l’intensità necessaria per tutti i 90′ minuti e i metri di campo. Il rinvio di Casillas nel finale è l’emblema di una testa persa per mancanza di ossigeno, perché un rinvio, se giochi ad alti livelli da oltre 10 anni, non lo sbagli se non perché non riesci ad arrivare sul al punto di battuta. E’ una questione fisica, di benzina nelle gambe.

LA CICALA E LA FORMICA – In sostanza, c’è chi ha passato il Natale a recuperare le forze e chi a spenderle, i risultati sono sotto gli occhi di tutti, il Generale Inverno non perdona. Come nella favola, la cicala perde e la formica vince. Ma Barcellona e Juventus? Il Barcellona ha avuto una strana combinazione di fattori: da una parte Suarez che inizia a giocare ad ottobre e quindi con un mese di partite in meno sul groppone rispetto a tutti gli altri, e che ha fatto la differenza in quest’ultimo periodo, e dall’altra la pace fatta tra Messi e Luis Enrique a gennaio, che ha segnato un nuovo inizio per il Barcellona. E ala Juve? I bianconeri, facendo la cosa più saggia del mondo, hanno fatto il ritiro invernale a Vinovo, senza cambiare clima e senza perdersi in super amichevoli. Merito di Allegri? No, l’ultimo retaggio delle decisioni di Conte: in fondo, tra generali, ci si capisce…

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