Manlio Mattaccini

Quando il fair play domina la scena: i cinque gesti memorabili del 2015

Il rispetto delle regole e soprattutto per l'avversario stanno alla base di qualsiasi sport: per fortuna, più di qualcuno ancora lo tiene in mente

Quando il fair play domina la scena: i cinque gesti memorabili del 2015
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Nel mondo dello sport, spesso basta un gesto per meritarsi il rispetto dell’avversario. E non parliamo di un bel gol, una palla smorzata impeccabile o uno scatto fulmineo in salita. Il rispetto dei regolamenti di ogni disciplina è fondamentale, ma l’applicare le leggi non scritte lo è ancor di più, proprio perchè insite, teoricamente, nell’indole dell’atleta. L’etica comportamentale di uno sportivo oggi è messa a dura prova dai guadagni, più o meno lauti, accessibili in caso di comportamento sleale nei confronti della concorrenza. Succede però che una calorosa stretta di mano all’avversario più forte, o il disconoscere l’attribuzione di un punto a proprio favore rimettano in primo piano l’aspetto sportivo su quello extra. Fino a quando il “fair play” scenderà in campo, e ciò capita più spesso negli sport cosiddetti “minori”, allora l’essenza del sudore e del miglioramento dell’essere umano avrà ragion d’esistere. Scopriamo insieme i più significativi gesti di questa prima parte di 2015.

STEFANO CEDRINI, SCHERMA – Il gesto più bello e puro arriva dalla scherma, sport da sempre all’avanguardia, per etica e per risultati, del movimento italiano. In una gara nazionale under 14 dello scorso febbraio, il giovanissimo Stefano Cedrini, in forza al Circolo Ravennate della Spada, mette a segno un punto determinante. Il piccolo Stefano però sorprende tutti: per sua ammissione, quella stoccata lui non l’ha mai inflitta all’avversario ma a terra, cosa che non ha impedito l’accensione dell’apparecchio segnapunti. Stoccata quindi annullata dall’arbitro, Stefano e i suoi compagni perderanno il confronto: inutile dire chi sia stato il vincitore in pectore della gara.

Gilles Simon

Gilles Simon

GILLES SIMON, TENNIS – In uno sport che vive di equilibri psicofisici molto precari come il tennis, è facile perdere la concentrazione, o peggio, le staffe: qualche tennista nostrano ne sa qualcosa. Tuttavia, il mondo della racchetta vive spesso di sincere dimostrazioni di rispetto verso l’avversario. Un tennista che fa del fair play un suo stile di vita è il francese Simon: sempre a febbraio, dopo aver perso per la quarta volta contro Berdych, non esita tramite il suo profilo Twitter a complimentarsi con l’avversario. Lo stesso francese non è nuovo a simili “gesta”: nel 2009, per esempio, aveva dato il “cinque” a Safin dopo aver subito dal russo una splendida volèe.

RUTH CHEBITOK, MARATONA – Dal mondo della mezza maratona arriva un’altra storia incredibile. Siamo a Pistoia, dove a marzo si è svolta la “maratonina”; al comando della gara c’è Claudette Mukasadindi, che ormai ha un rassicurante margine sulle rivali. A pochi metri dal traguardo un attacco di crampi la costringe addirittura a fermarsi; da dietro arriva la keniana Ruth Chebitok, che dapprima non crede ai suoi occhi e poi inizia a pregustare un successo a dir poco grottesco. La tentazione dura però pochi istanti: la Chebitok si ferma e attende che la Mukasadindi, a fatica, compia gli ultimi passi per tagliare lei per prima il traguardo. Chapeau.

ESORDIENTI FIORENZUOLA, CALCIO – Arriviamo quindi al calcio, teatro mondiale di epiche battaglie ma anche, spesso e volentieri, di vergognose scenate non solo sugli spalti, ma anche tra i 22 giocatori in campo. Nulla di tutto questo è successo, ad aprile, nel confronto tra le rappresentanti giovanili del Gotico Garibaldina e del Fiorenzuola. La squadra ospite, in svantaggio, trova la rete del pareggio non accorgendosi che un avversario era rimasto a terra dopo un duro contrasto. Stefano Malvezzi, dirigente dei rossoneri, richiama i suoi ragazzi e li invita a lasciar segnare al Gotico il gol del nuovo vantaggio per compensare la svista. E loro, senza alcuna protesta, acconsentono.

JOSEP GUARDIOLA, CALCIO – L’episodio che ha visto protagonista il tecnico del Bayern Monaco è recentissimo, questione di ore. Al termine del fischio finale, che ha sancito l’eliminazione dei bavaresi e la conseguente finale del Barça, sua ex squadra, Guardiola non esita a dirigersi verso Luis Enrique. La Champions era l’obiettivo dichiarato dei tedeschi: non arrivare in finale è comunque un fallimento. Tra i due ex compagni, adesso due allenatori di prim’ordine, scatta soltanto la stima reciproca: Sep va da Luis e si complimenta sinceramente per il lavoro svolto da colui che, con un certo scetticismo, ha preso alla grande la sua “pesante” eredità alla guida dei catalani.

Manlio Mattaccini

Share Button