Antonio Casu
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Giro d’Italia: il “Pozzo” è vivo, ma il giornalismo è agonizzante

Alcune delle principali testate italiane, improvvisatesi in novelli Tarantino, hanno indugiato sul volto tumefatto del ciclista lucano

Giro d’Italia: il “Pozzo” è vivo, ma il giornalismo è agonizzante
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Domenico Pozzovivo sta bene. Lo scalatore lucano, protagonista di una sfortunata caduta nel corso della terza tappa del Giro d’Italia, non ricorda nulla della scivolata che gli ha procurato lesioni diffuse sul volto e ha regalato diversi attimi di terrore a spettatori e familiari, ma sta bene. Il “Pozzo” è vivo, ma ad agonizzare è parte della stampa italiana, fautrice della solita opera di sciacallaggio mediatico. Il volto tumefatto del ciclista, proposto e riproposto a più riprese da diverse testate, è diventata carne da macello, quasi fosse il seno prosperoso della starlette di turno. Dalla fotogallery al filmato in ospedale, tutto diventa materiale da prima pagina, persino la ricerca del dettaglio più spettacolare, perché il sangue è motore trainante di visualizzazioni e condivisioni. Chi si ferma di fronte al vincolo etico è perduto: la macabra corsa nel circo degli orrori è più sfrenata delle medie orarie da Giro d’Italia. Il giornalismo, in virtù dell’allargamento degli orizzonti del web, è una professione sempre più svalutata. Pozzovivo, fortunatamente, ora sta bene, ma per qualcuno è un peccato: prima di riprendersi, avrebbe potuto attendere qualche giorno in più.

@antoniocasu_

 

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