Davide Terraneo
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O la palla o la vita: la dura legge di Medel

Il centrocampista cileno, tra i più criticati ad inizio stagione, è un tassello fondamentale dell'Inter di Mancini. Questione di tanta, tanta grinta

O la palla o la vita: la dura legge di Medel
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Sei arrivato oltre la metà campo, la tua ripartenza rapida ha preso alla sprovvista la formazione avversaria. Ti avvicini alla tre quarti palla al piede pregustando il dribbling decisivo o il tiro dalla distanza. Ma poi arriva lui, il medianaccio, il centrocampista roccioso tutto muscoli e scivolate, dai piedi forgiati per colpire più caviglie che palloni. Sai che non hai molta scelta: o la palla o la vita. Quanto meno un polpaccio, se va bene. I centrocampisti di questo genere non perdonano. Sono i centrocampisti alla Gary Medel.

Medel animale

Uno degli interventi decisi di Pitbull Medel, nel corso del mondiale in Brasile

PITBULL – “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, quello con la pistola è un uomo morto”, recitava un western di successo. E sul campo di calcio Medel è l’uomo con il fucile, sempre. Il soprannome “Pitbull” non deriva certo dal nome del cantante, è un nomignolo che si è guadagnato nella trincea verde, intervento dopo intervento. Quando il cileno decide di mordere le caviglie, sono dolori per tutti. In quella posizione è uno dei migliori giocatori d’Italia. E probabilmente d’Europa. Alla faccia delle critiche di chi lo aveva accolto con sospetto a Milano.

PER UN SACCO DI DOLLARI – Sarà che non è stato per un pugno di dollari (tanto per non cambiare western) che l’Inter è riuscito a portarlo nel capoluogo milanese: gli 8 milioni di euro sborsati al Cardiff, appena retrocesso in Championship, sembravano una cifra esagerata per uno che di certo non pareva poter aggiunger qualità alla rosa. Quantità sì, e non poca. E così la concorrenza di M’Vilà non è mai stata realmente forte, anzi, la supremazia di Medel nel ruolo di “Pitbull” ha rispedito il francese a leccarsi le ferite nella gelida Russia. Non è un caso se sia Mazzarri sia Mancini hanno sempre schierato il cileno.

PRESENTE – Eh già, perché le presenze di Medel con la maglia nerazzurra, nel corso di questo campionato, sono ben 32. In un’Inter in continua evoluzione, ha sempre giocato almeno un tempo, se si escludono le partite in cui è stato ai box per squalifica. E dando un grosso contributo alla formazione: statistiche alla mano, il mediano è nettamente il miglior centrocampista della squadra per palloni recuperati, in media 17,4 a partita. Ma soprattutto è per distacco al primo posto nella classifica nerazzurra di percentuale di passaggi riusciti, più dell’84%. Un abisso tra lui e il secondo con almeno 15 presenze, un certo Mateo Kovacic. Tanto per dimostrare che quando c’è da mordere le caviglie Medel è sempre presente, ma anche quando l’Inter ha bisogno di impostare diventa un giocatore utilissimo. Anche più dei suoi compagni di reparto. Il progetto di una squadra sempre più Internazionale ha un Pitbull cileno come guardiano. E guai a portare un pallone nella sua zona.

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