Davide Terraneo
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I 5 migliori capitani del terzo millennio

La classifica dei giocatori che sono entrati nei cuori dei tifosi a suon di trofei e fedeltà calcistica negli ultimi 15 anni

I 5 migliori capitani del terzo millennio
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Essere capitani è un orgoglio, un compito, una missione. Indossare la fascia è quasi una vocazione, una missione spirituale nella tribù della squadra di calcio. Fedeltà, capacità di essere un leader e di sostenere i compagni sono qualità immancabili nei veri capitani. Ma per entrare nella storia, per rimanere impressi per sempre nei cuori dei tifosi bisogna vincere. Bisogna essere l’uomo che per primo alza la coppa. Ed esistono uomini che meglio di altri sono riusciti a fare la storia con quella fascia al braccio. Ecco la classifica dei cinque capitani che hanno fatto la storia dell’inizio del terzo millennio.

Iker Casillas, capitano della Spagna e del Real Madrid, alza la coppa dell'Europeo 2008

Iker Casillas, capitano della Spagna e del Real Madrid, alza la coppa dell’Europeo 2008

5) JAVIER ZANETTI – I tifosi dell’Inter storceranno il naso a vederlo “solo” quinto, e forse non si sbagliano. Capitano nerazzurro dal 1999 al 2014, quando ha deciso di appendere le scarpe al chiodo, ha commosso il mondo del calcio con le sue lacrime di gioia dopo la vittoria della Champions League 2010. In vent’anni di galoppate sulla fascia l’argentino si è conquistato l’affetto smisurato di tutti i supporters, che hanno sempre apprezzato l’umiltà e lo spirito di sacrificio del calciatore, diventato l’icona dell’Inter del ventunesimo secolo, tra sconfitte dolorose e vittorie indimenticabili. Mai indimenticabili quanto i suoi capelli sempre perfetti, anche dopo chilometri di corsa. Anche mentre piange con una coppa in mano.

4) PHILIPP LAHM – Una vita dedicata al Bayern Monaco, con una sola brevissima parentesi allo Stoccarda, in prestito, quando ancora non sapeva che sarebbe diventato insostituibile per il club bavarese e per la nazionale tedesca. Il terzino multifunzionale Philipp, alto appena 1,70 m, ha vinto ben 7 volte la Bundesliga, riportando da protagonista il suo Bayern sul tetto d’Europa e del mondo. Rapido ma ordinato, determinato ma mai falloso, ordinato ma mai prevedibile. Il perfetto prototipo di giocatore “operaio” tedesco che ha fatto le fortune della nazionale di Low, con cui si è laureato campione del mondo lo scorso luglio. E pensare che fino al 2013 in campo internazionale non aveva vinto nulla.

3) CARLES PUYOL – Se cercate la definizione di “difensore roccioso, ruvido e insuperabile” nell’enciclopedia del calcio il primo rimando è sicuramente per Puyol. Cuore del Barcellona di inizio millennio, superare il muro difensivo dello spagnolo era un’impresa praticamente impossibile. Il Barcellona con Messi in attacco e Carles in difesa era un’armata imbattibile quando in giornata ideale. In blaugrana dal ’95 al 2014, ha sollevato 2 Champions League, 2 Coppe del Mondo per Club, 2 Supercoppe UEFA e vinto 6 volte la Liga Spagnola. Tutte da protagonista. Tutte da capitano. Insuperabile. Come in campo.

2) IKER CASILLAS – 3 Champions League, 2 Supercoppe UEFA, 2 Coppe del Mondo per Club, 5 campionati. Se sei nel Real Madrid e concludi la tua carriera con una bacheca simile sei una stelle tra le tante del firmamento madrileno. Ma se sollevi da capitano anche 2 campionati europei e un mondiale con la tua nazionale sei semplicemente un fenomeno. Non ci sono altri termini per descrivere Iker Casillas, vera e propria saracinesca del calcio spagnolo e dei galacticos. Gatto dai riflessi prontissimi, ha fatto la storia del suo club e della sua nazione nel ruolo in cui si viene rimpiazzati più facilmente dopo un errore. E la sua carriera non è ancora finita.

1) PAOLO MALDINI – Poche discussioni, il capitano del Milan è stato uno dei più grandi protagonisti della storia del calcio. Il capitano dei capitani. Con 5 Champions League (pardon, 2 Champions e 3 Coppe dei Campioni) sollevate è stato in grado di rimanere sulla cresta dell’onda del calcio italiano ed internazionale per quasi 25 anni. Un numero impressionante. Con il suo ritiro nel 2009 si è conclusa un’epoca nella storia del calcio, non solo del Milan. Capitano dentro e fuori dal campo, è rimasto legato ai rossoneri in ogni singolo minuto della sua carriera, rimanendo il fulcro del progetto per più di due decenni. Un punto di riferimento per difensori di almeno tre generazioni di difensori. E chissà quante generazioni di capitani.

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