Antonio Fioretto
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La Juventus becca il Real: pregi e difetti dei blancos

Con il Real non sarà una partita come le altre: storia, tradizione e 11 Champions in campo. La Juventus si prepara alla sfida coi blancos e noi vi presentiamo pregi e difetti della squadra di Ancelotti

La Juventus becca il Real: pregi e difetti dei blancos
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Sono dei mostri“. Le parole di Nedved, pochi minuti dopo che l’urna di Nyon aveva dato il suo verdetto, rendono l’idea di quanto la Juventus dovrò sudare alle Semifinali di Champions League. Dopo dodici anni, come dodici anni fa. La Juve torna nel calcio che conta e ritrova una rivale storica, contro la quale ha dato vita a sfide che nel bene e nel male hanno fatto la storia. Ci sarà da sudare, si diceva. Perché se è vero che questo Real Madrid forse era la meno in forma delle tre avversarie possibili, è altrettanto vero (anzi sacrosanto) che l’undici di Ancelotti è uno squadrone.

RONALDO, ANCELOTTI E…IL BERNABEU – Il Real Madrid ha qualità da vendere. Nelle individualità rischia di fare davvero paura. Basta analizzare l’undici titolare:

Casillas; Carvajal, Sergio Ramos, Pepe, Marcelo; Kroos, Modric; Bale, Ronaldo, James Rodriguez; Benzema.

Una squadra da urlo, che mixa alla perfezione potenza, tecnica e velocità. Valore della rosa di 710 milioni, fatturato di 530 milioni. Insomma, una superpotenza.

Esiste poi tra le fila dei blancos un singolo che esula da qualsivoglia logica calcistica e umana: CR7. I giocatori non hanno mai vinto le partite da soli, ma Ronaldo ci va molto vicino: 216 gol in 195 presenze. Qualcosa di inaudito, che farà venire la pelle di cappone ai difensori di Allegri. Non ci sono dubbi: il pericolo numero uno, in campo, sarà il portoghese.

Ma pensiamo di non andare troppo lontani dalla verità nell’affermare che il vero top player del Real siede in panchina: Carlo Ancelotti è probabilmente l’unico allenatore al mondo in grado di allenare il Real attuale, l’unico in grado di gestire così tanti fenomeno in un solo spogliatoio, l’unico capace di tenere saldo un gruppo di tante, tantissime prime donne. Nella gestione della squadra Carletto non ha rivali, e sta tenendo duro anche di fronti alle pressioni di Florentino Perez che non lo vede di buon occhio. E le sue qualità tecnico-tattiche non sono in discussione: tre Champions vinte parlano da sole.

Altra arma dei madrileni sarà lo stadio, il Santiago Bernabeu. Un impianto stupendo, caldissimo ma soprattutto di grande tradizione. Il pubblico del Bernabeu sarà pure un tantino snob, ma è maledettamente abituato a partite del genere, a sostenere i propri beniamini in sfide senza retorica. La gara di ritorno, per la Juventus, sarà un inferno.

GLI INFORTUNI E QUELLA COPERTA TROPPO CORTA – Ma allora la Juventus è spacciata? No, assolutamente. I bianconeri avranno le proprie carte da giocare e (soprattutto) potranno sfruttare i difetti del Real. Già perché i blancos ne hanno. Innanzitutto non è una squadra in formissima, seppur in leggera ripresa. Soprattutto, all’undici summenzionato in apertura andranno tolti Carvajal (squalificato) e i tre infortunati di lusso: Modric, Bale e Benzema. Le “riserve” del Madrid sono comunque fortissime (Hernandez, Isco, Khedira), eppure non al livello dei titolarissimi. Non solo: la coperta per Ancelotti rischia di diventare piuttosto corta. E gestire due competizioni con gli uomini contati non sarà facile. Il Real Madrid sarà inoltre distratto dalla rincorsa alla Liga, laddove la lotta a due col Barcellona potrebbe portare via energie mentali e fisiche.

Insomma, tenendo conto che la Juve potrà contare sul ritorno di Pogba, su una squadra quasi al completo, sulla forza dello JS e su una voglia di rivalsa lunga vent’anni (l’ultima Champions nel 1995), l’impresa è difficile ma non impossibile. O almeno questo è quello che sperano la Juventus e tutti i juventini.

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