Manlio Mattaccini
No Comments

Fermi tutti, arriba el “Chicharito” Hernandez

Quando i supplementari avevano già bussato alla porta, Hernandez si è fatto trovare al posto giusto nel momento giusto

Fermi tutti, arriba el “Chicharito” Hernandez
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Il Real Madrid approda in semifinale, e lo fa per la quinta volta consecutiva. Nulla di strano, se consideriamo la caratura “galactica” della squadra e del suo allenatore. Ciò che fa specie però è il modo in cui una qualificazione, quantomai sofferta, sia andata in porto. Perchè a marchiare indelebilmente la storia di questo quarto di finale, e forse di tutta la stagione madrilena, ci ha pensato il meno galactico tra i suoi simili. In una sfida infinita contro un Atletico chiuso, arcigno e mai domo, la ribalta è tutta per un uomo, ancor prima del giocatore, in cerca di rivincita. Quell’uomo è Javier “Chicharito” Hernandez, colui che ha evitato al Bernabeu i temutissimi supplementari, anticamera dei rigori.

Chicharito Hernandez, obiettivo dell'Inter per la prossima stagione

Chicharito Hernandez con la maglia della nazionale messicana, con cui ha già giocato due mondiali

DA COMPRIMARIO… – Arrivato al fischio finale del mercato estivo dal Manchester United, un po’ come la rete di ieri sera, il messicano sapeva degli oneri, ma pure dei rischi, a cui andasse incontro. Approdare nel club Campione d’Europa in carica, anche se da comprimario nello scacchiere stellare dei blancos, apparve comunque più appetibile di subire il medesimo destino nei Red Devils. In una squadra fuori dall’Europa e in piena ricostruzione, nel tentativo di ripartire definitivamente nell’era post Ferguson, il suo talento probabilmente sarebbe stato offuscato dalle critiche che puntualmente sono arrivate al gruppo di Van Gaal. Ma a Madrid sponda Real, vincere non è difficile: è difficile farlo da protagonista. In una piazza esigente, senza scrupoli di coscienza nel criticare, dopo un paio di prestazioni deludenti, i suoi uomini chiave (Cristiano Ronaldo e il tecnico Ancelotti), il tempo per gli esperimenti spesso non esiste, se non in gare oggettivamente minori. Hernandez comunque diventa un giocatore blancos ma non da ultimo arrivato: il 26enne di Guadalajara, attaccante ma non di certo un bomber, registra nel suo attivo tre stagioni in Premier in doppia cifra e già due Mondiali giocati con la propria Nazionale. Quando però hai davanti a te un tridente inamovibile come Bale, Benzema o Ronaldo stesso, allora la cosa migliore è accomodarsi in panchina e aspettare che arrivi il tuo momento.

…A PROTAGONISTA – E il momento arriva la sera del 22 aprile. Fuori causa Bale e Benzema, Ancelotti gli fa indossare una maglia da titolare per il ritorno. Dopo un potenzialmente pericoloso 0-0 al Vicente Calderon, i blancos devono farne ma anche stare soprattutto attenti a non prenderne. L’Atletico deve vendicare la finale persa appena un anno prima, ma il “Cholo” Simeone impone un’ardua resistenza volta a prolungare la gara nell’over time. La corazzata di Ancelotti, autore di 95 reti in Liga e 21 fino a quel momento in Champions, tutto d’un colpo sembra incapace di superare Oblak. 178 lunghissimi minuti senza trovare una misera rete sembrano un paradosso. E il più dolce dei paradossi si materializza davvero: a due minuti dalla fine, Ronaldo scende dalla destra e in scivolata mette in mezzo il più invitante dei palloni. A riceverlo nell’incredulità, e tramutarlo in gol, è un giocatore che in Champions non segnava dal novembre 2012. Quell’uomo è Javier Hernandez. Quell’uomo porta in semifinale i detentori della Coppa, e guai a dire che la Juventus potrebbe preferire la banda di Ancelotti al Bayern o al Barcellona.

Manlio Mattaccini

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *