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Milan da bere… per dimenticare: meno male che c’è Bonaventura

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Giacomo Bonaventura, attaccante del Milan

Qualcosa è cambiato, o forse tutto. Il Milan, simbolo vincente dell’epopea berlusconiana, è in crisi, incapace di dare seguito con i risultati all’immagine che vuole dare di sé. Finzione scenica e realtà non vanno di pari passo; la dirigenza, un tempo forte e stabile al comando, ora è un cumulo di macerie senza direzioni precise da intraprendere; i dipendenti, da sudditi silenziosi e ossequiosi nei confronti del capo, si sono trasformati in voci critiche, lucidi nel vedere il re nudo e rimarcarlo con vigore. Uno di questi è Giacomo Bonaventura, uno degli ultimi arrivati in casa Milan, protagonista di una polemica che dice tanto sul declino del Diavolo.

Un tempo era il Milan da bere... per festeggiare

Un tempo era il Milan da bere… per festeggiare

DOVE SONO FINITE LE BOLLICINE? – Un tempo era il Milan di Sacchi, dei fenomeni olandesi e del bel giuoco alla conquista del mondo. Il Milan che lasciò alle spalle gli anni Ottanta si tuffò nel nuovo decennio con i titoli di una squadra vincente, guidata da un leader solo al comando. L’universo parallelo dell’edonismo, del culto del bello e della ricerca esibita del lusso, trovava sul campo delle conferme convincenti. Il Milan era la massima espressione del berlusconismo: si “beveva” per festeggiare, rimarcare uno status e costruire un mondo nuovo. Gli yuppies di via Montenapoleone votavano i socialisti e tifavano il Milan. Craxi era un riferimento politico, Berlusconi un modello esistenziale. Milano era bella. Finta, ma bella. Oggi Milan e Milano continuano a “bere”: lo fanno a Dubai, ma per dimenticare. Il castello di carte è crollato ed il re è rimasto nudo, circondato dagli anziani di Cesano Boscone.

BONAVENTURA, IL FITTIANO – Se il quadro diventa decadente ed il Milan pensa più all’immagine che alla sostanza, il capo non è più incontestabile e si dimostra vulnerabile. La stoccata di Bonaventura (“Troppi infortuni: a Dubai abbiamo fatto marketing…”) è l’emblema di una società che non riesce più a nascondere la polvere sotto il tappeto. Berlusconi, in equilibrio precario tra fittiani, verdiniani e novelli renziani, ha un’altra grana da risolvere. Giacomo Bonaventura si candida a leader del nuovo Milan. Un leader critico. Un vero capitano, che alle bollicine dello champagne preferisce un bicchiere d’acqua minerale. Il 1992 dei rossoneri è appena iniziato.

@antoniocasu_

 

 

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