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La Opinión

Gravidanza e omosessualità: il becero mondo di Amélie (Mauresmo)

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Lo chiamano popolo del web, ma per come si comporta sarebbe meglio definirlo “plebe“. Non tutto, certo, solo una parte, e neppure troppo grossa, ma basta e avanza per impestare l’ambiente e rovinare l’immagine collettiva. Gli esempi, in tal senso, sono un’infinità, e quello che è successo ad Amélie Mauresmoex numero uno del mondo, capitano della nazionale francese di Fed Cup e allenatrice di Andy Murray – non è che l’ultimo in ordine cronologico.

Il tweet di Amélie Mauresmo

Il tweet di Amélie Mauresmo

OMOFOBIA DA TASTIERA – L’altro ieri la vincitrice di due titoli del Grande Slam – Wimbledon e Australian Open nel 2006 – ha annunciato su Twitter la sua prossima gravidanza (“Il bebè arriverà ad agosto. Sono felice“), e accanto alle congratulazioni e ai messaggi di auguri è spuntato il torvo grugno della plebe di cui sopra. “Mio figlio ha la fortuna di poter vivere con suo padre e sua madre – ecco un tweet che ne riflette molti altri dello stesso tenore – non come quello della Mauresmo che invece è il frutto di una donazione del seme”. Naturalmente non tutti i commenti sono così misurati: gli insulti si sprecano, e così pure le battutacce (“Ah, pensavo fosse lei il papà”, “La Mauresmo diventa padre”, ecc.). Insomma, niente di nuovo sotto il sole, purtroppo. In mezzo al popolo c’è sempre il popolino, e se questo accade in uno dei Paesi più progrediti del mondo si capisce bene perchè altrove l’orologio della storia sia rimasto indietro di secoli. Quando va bene.

OMOFOBIA DA SACRESTIA – Guardiamo al Vaticano, ad esempio. Risale a tre mesi fa la designazione di Laurent Stefanini ad ambasciatore francese presso la Santa Sede, e da allora il governo guidato da Manuel Valls sta ancora aspettando una risposta. Motivo del ritardo, scrive Le Monde, è tanto semplice quanto avvilente: Stefanini è gay dichiarato. E così, malgrado il curriculum di tutto rispetto e l’aperto sostegno dell’arcivescovado parigino, il 55enne pupillo del presidente Hollande è destinato a restare capo del protocollo dell’Eliseo o a occuparsi d’altro. “Tradizionalmente il Vaticano non respinge le nomine – si legge sul Parisien ma preferisce evitare di rispondere, senza offrire una spiegazione, lasciando al Paese interessato il compito di interpretare il silenzio”. Ok, messaggio arrivato. A casa Bergoglio è ancora il 1415.

Però, che bel mondo quello di Amélie (e di Laurent): l’anello al naso non c’è più, ma il segno è rimasto ed è molto duro da togliere. Consoliamoci pensando che alla faccia di tutta questa misera umanità la Mauresmo ha piazzato davvero un grandissimo smash. Vincente, ça va sans dire.

Enrico Steidler

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