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Fenomenologia di un vincente: Mourinho è sempre il migliore

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José Mourinho, tecnico del Chelsea

“Penso di avere un problema: sto diventando sempre più bravo in ogni aspetto del mio lavoro, che ha avuto un’evoluzione in molte aree differenti. Mi sento sempre meglio. In una cosa però non sono cambiato: quando affronto la stampa, non sono mai un ipocrita”.  Basterebbero queste parole per raccontare al meglio chi è José Mourinho, uno dei personaggi più carismatici della storia del calcio. Vincente per natura, spaccone per copione, irriverente per propensione caratteriale: il portoghese è questo e molto altro. L’intervista rilasciata al Telegraph è il manifesto programmatico di un uomo che ha il successo come unico obiettivo. E lo raggiunge quasi sempre.

Josè Mourinho, la corsa del suo Chelsea lo scorso anno si fermò in semifinale

José Mourinho, tecnico del Chelsea

LA VECCHIA VOLPE – Vivere in bilico tra le maschere di un personaggio al di sopra delle righe e l’equilibrio perenne di un tecnico dai valori imprescindibili e sacri non è facile per nessuno, tranne che per lui, capace di essere credibile anche con frasi che sarebbero assurde per chiunque. Il protagonismo di un condottiero carismatico non mette in seconda linea gli obiettivi del gruppo, anzi: “Sto allenando i migliori giocatori del mondo – spiega – ma l’aspetto più importante non è quello tecnico, bensì il rapporto che stabilisci con loro. Per me il calcio è collettivo: prima vengono i tifosi, poi il proprietario del club, quindi i calciatori e per ultimo l’allenatore, anche se poi è quest’ultimo a cui tutti guardano, per vedere le sue reazioni e giudicarle”. Non si sente certo vecchio: “Calcisticamente parlando, non sono vecchio, a 52 anni ne ho probabilmente davanti altri 20 come allenatore, ma in realtà mi sento ‘una vecchia volpe’: non c’è nulla che mi spaventi o che mi preoccupi più di tanto, sono una persona equilibrata, con il controllo delle proprie emozioni”. 

L’IMPORTANZA DEI PICCOLI PASSI – Non ci si inventa vincenti, ma bisogna essere educati per diventarlo. Sui calciatori: “Una volta iniziavano a giocare aspettandosi di essere ricchi a fine carriera, adesso si aspettano di essere ricchi prima ancora di aver disputato la prima partita. Occorre che abbiano fortuna coi genitori, con gli agenti: hanno bisogno di educazione. Quando ho avuto i primi veri soldi, ero al Porto nel 2003, avevo 30 anni e qualcosa, ero sposato, ero pronto. Questi ragazzi hanno 16, 17, 19, 20 anni, non sanno come reagire, cosa fare”. Diversi sportivi rientrano tra le personalità più influenti al mondo, eppure il calcio non è tutto nella vita: “Ma noi non salviamo vite! Come si fa a paragonare un calciatore, un allenatore ad uno scienziato o ad un dottore? E’ un’assurdità”. L’uomo è molto più umile del personaggio: il grande segreto di Mourinho è proprio questo. Inarrivabile.

@antoniocasu_

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