Enrico Steidler
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“Ciro vive”, e chi tocca la mamma muore

Il giudice Tosel punisce gli striscioni contro la madre di Ciro Esposito con la chiusura per un turno della Curva Sud giallorossa, ma così si fanno morti e mortastri

“Ciro vive”, e chi tocca la mamma muore
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Sgombriamo subito il campo da ogni possibile fraintendimento. I 4 striscioni dedicati alla madre di Ciro Esposito dagli ultrà giallorossi sono a dir poco beceri e la dicono lunga sull’umanità – infima – di chi li ha esposti. Detto questo, e aggiunto che ogni castigo inflitto a simili figuri è sempre ben accetto e motivato (…tu bastonali, si potrebbe dire parafrasando un vecchio proverbio cinese, loro sanno perché…), è evidente che nella decisione del giudice sportivo c’è qualcosa, anzi tanto, che non va.

Uno dei 4 striscioni dedicati alla madre di Ciro Esposito

Uno dei 4 striscioni dedicati alla madre di Ciro Esposito

DELITTO DI LESA MAMMITA’ – Leggiamo le motivazioni: “…Si attesta che i sostenitori della squadra giallorossa collocati nel settore denominato ‘Curva sud’, all’inizio della gara ed al 40° del primo tempo, esibivano quattro striscioni, dal tenore provocatoriamente insultante per la madre di un sostenitore della squadra avversaria, deceduto in drammatiche circostanze (“Che cosa triste, lucri sul funerale con libri e interviste” – il riferimento è al libro “Ciro vive”, ndr – “Dopo il libro…il film“, “Antonella Leardi taci” e “C’è chi piange un figlio con dolore e moralità e chi ne fa un business senza dignità. Signora De Falchi onore a te” – Esperia De Falchi, madre di Antonio, 18 anni, il tifoso della Roma morto di infarto dopo il pestaggio subito da un gruppo di ultrà del Milan: era il 4 giugno 1989, ndr); rilevato altresì che dal medesimo settore, al 3°, 14°, 22° e 40° minuto del primo tempo, venivano ancora una volta indirizzati ai tifosi partenopei insultanti cori espressivi di discriminazione per motivi di origine territoriale (cfr CU 75 del 31 ottobre 2014, CU 80 del 10 novembre 2014); considerata la gravità di tale comportamento, idoneo ad acuire il clima di tensione tra le opposte tifoserie: non ricorrendo il concorso delle circostanze ad effetto attenuante ex art. 13 n. 2 CGS; delibera di sanzionare la Soc. Roma con l’obbligo di disputare una gara (il 19 aprile contro l’Atalanta, ndr) con il settore denominato ‘Curva Sud’ privo di spettatori”.

SI BUTTA L’ACQUA SPORCA, NON IL BAMBINO – Ora, la squalifica di Tosel – in sè – ci sta eccome, e basterebbero i cori (per non parlare dei precedenti specifici) a giustificarla in pieno. Dove sarebbe, però, il “tenore provocatoriamente insultante degli striscioni? Dove sta l’ingiuria? E’ forse nella parola “lucri“? E quando la madre di Ciro reagisce affermando che “quegli insulti li ho già ricevuti su una pagina Facebook, sono le stesse persone che hanno organizzato l’agguato vile il 3 maggio” cosa dovremmo pensare, allora? Tutto regolare, secondo voi? Sarà, e tuttavia sembra esserci una grande differenza fra “Napoli colera” e “Dopo il libro…il film”. Forse può sembrare una questione di lana caprina in un simile contesto, ma se il politicamente scorretto – imbecille o meno che sia – diventa sinonimo di insultante allora sono guai. In un Paese come il nostro, non porta bene fare di tutta l’erba un fascio.

DIRITTO E ROVESCIO – E perchè nel marzo dell’anno scorso il giudice sportivo punì la Juventus con una semplice multa (25mila euro) per lo striscione Quando volo penso al Toro – chiara e vergognosa allusione alla tragedia di Superga – esposto durante il derby coi granata? E per quale ragione non dispose la chiusura della Curva B quando gli ultrà del Napoli misero nero su bianco “Se occasione ci sarà non avremo pietà “ seguito da un macabro-2 riferito alla morte di padre e figlio romanisti in un incidente stradale? Non era forse idoneo ad acuire il clima di tensione tra le opposte tifoserie tutto ciò? O non era abbastanza insultante? E va bè che a pensar male si fa peccato, ma sarà mica che in questa circostanza il giudice ha risentito del clima forcaiolo alimentato dai media – e dall’avvocato della famiglia Esposito – e si è almeno in parte adeguato? E se è così, che figura ci facciamo un po’ tutti?

MORTI E MORTASTRI – Ok, d’accordo. Come è fatta l’Italia lo sappiamo, e non lo scopriamo certo adesso. I nomi dei mandanti dell’omicidio-Kennedy saranno noti molto prima che venga fatta piena luce sul mortale ferimento di Ciro Esposito, ma tutto questo conta poco o niente. Qui da noi, infatti, certi processi di beatificazione partono in automatico “a prescindere”, e se di mezzo c’è pure una mamma – che è sacra e intoccabile per definizione – ogni critica equivale a un’ingiuria. Ora: finchè si tratta di buona parte della pubblica opinione ci sta. Siamo fatti così, prendere o lasciare. Ma se si parla di giudici, invece, no. Altrimenti si fanno morti e mortastri. Così non va.

Enrico Steidler

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