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Antonio Cassano, una vita da dirigente: e non è un pesce d’aprile

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Antonio Cassano

Chi capirebbe un altro Cassano meglio di… Antonio Cassano. Lo dice lui, fidatevi: “Ne ho fatte talmente tante che lo sgamerei subito”. Tradotto, per i non baresi, lo scoprirebbe all’istante! Un altro Cassano però non dovrebbe nascere almeno per un bel po’, purtroppo, ci aggiungiamo noi. perché tutto quello che lo circonda, tutti i falsi miti che lo avvolgono, le leggende in Ferrari viola e delle 700 donne ( ma quando mai ), delle donne portate in ritiro a Madrid e le abbuffate all’alba: lo confessiamo, ci mancano. Uno che ha vestito le maglie dei due club più titolati al mondo, poi Inter e Roma, poi Parma: realtà agli antipodi, la vita da papà e marito, un Mondiale e tre Europei. Il tutto col minimo sforzo e forse nemmeno quello, per chi avrebbe potuto avere il mondo ai suoi piedi, anzichè calpestarlo e sputarci sopra. Poteva tornare Re nella sua Bari, altro che San Nicola: avrebbe fatto impazzire un’intera città, ma che dico, una regione, che si identifica nel capoluogo pugliese. E invece, dopo il fallimento col Parma, si ritrova alle Maldive con Carolina, a parlare con Signorini sulle pagine di “Chi” del suo futuro. Ed ha ancora, solamente, 32 anni: in pieno stile Cassano, l’eterno Peter Pan: mo vuole fare il direttore sportivo, lui… ma a dirigere che?!

@OrazioRonnye9

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