Elisa Belotti
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Dario Fo, il re giullare che sbeffeggia i re

Martedì 24 marzo Dario Fo compiva 89 anni: qui, il nostro piccolo omaggio al grande uomo che è

Dario Fo, il re giullare che sbeffeggia i re
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Dario Fo

Dario Fo

DEI RE E DEI GIULLARI- Ha il nome di molti re persiani, ma è un giullare. Un saltimbanco, un menestrello, un cantastorie. Non gli piacerebbe sentirsi chiamare re. Proprio lui che ha dedicato la sua intera esistenza al sacro, immenso e – sia lodato! – compito di sbeffeggiare i re. Non commettete l’errore di pensare a “giullare” con un’accezione negativa, però. Eh, no, Signori miei. Queste parole infiorettate una in fila all’altra, non sono che  l’apologia della giullareria (ci vengano concessi i neologismi, che Dario ci insegna anche che con la lingua ci si gioca ed è bello!). Infatti, lo studioso  Faral ci dice che «Un giullare è un essere multiplo; è un musico, un poeta, un attore, un saltimbanco (…) è un vagabondo» affabulatore, acrobata, autore, suonatore, ciarlatano, sbruffone e financo « il buffone che fa lo scemo e che dice scempiaggini». Condannati dalla Chiesa per la loro dubbia moralità  e costretti a vivere ai margini della società, forse i giullari antichi non furono mai in contrasto con il potere quanto lo è il nostro giullare Dario. Ma come non aspettarsi da un personaggio tanto singolare che sappia anche render strana la stranezza? Così, Fo è un giullare di denuncia. Un paio di secoli fa, un altro abile racconta favole (un certo Hans Christian Handersen) regalava al mondo una delle sue storie più belle: I vestiti nuovi dell’imperatore. È fuori di dubbio che la maggior parte di voi lettori sappia di cosa stiamo parlando, ma per chi non sa nulla di questa bella storia, sintetizziamo: il re viene imbrogliato da due truffatori che si fingono abili sarti e crede di indossare un vestito preziosissimo, tessuto con una stoffa invisibile, ma, in realtà, egli è nudo. L’ipocrisia dei sudditi – e del re stesso – emerge in tutta la sua forza: mentre il re sfila per le strade della città nessuno vede il vestito, ma tutti plaudono al capolavoro di sartoria. Solo un bimbo, con la beata ingenuità della fanciullezza, arriverà ad esclamare: «Il re è nudo!». E quel bambino è lui, il nostro giullare Dario. Lui è quello che ha il coraggio – l’ingenuità la si abbandona presto, purtroppo – di urlare la nudità del re. E ce lo urla in faccia quando siamo noi i re nudi. Ma la grandezza del suo genio non finisce qui. Usa un dito speciale per indicare la nostra nudità: il riso. Ci urla che siamo nudi, ma tutt’intorno c’è un AHAHAH!

CHI È DARIO FO- Diplomatosi all’Accademia di belle arti a Brera, con un dichiaratissimo orientamento politico di sinistra, Dario esordisce in televisione con il programma Poer nano. Poi – avvenimento importantissimo per la vita di Fo, ma anche per quella di tutti noi – nel 1954 sposa Franca Rame (non basterebbe un’intera biblioteca per dirvi chi fu, anche solo guardata di scorcio, anche solo sezionando un pezzettino minuscolo di lei, nemmeno quello sapremmo raccontarvi pienamente e onestamente e degnamente di Franca Rame) e, insieme, fonderanno la loro Compagnia. Sarebbero forse andati avanti a lavorare per la televisione se la censura non li avesse colpiti così di frequente; dunque, tornarono al Teatro. Ma ben venga, in fondo ci sono luoghi sacri e ci sono luoghi che vanno bene anche come pattumiera. Il teatro è tra i primi. Non si fermarono solo sul palcoscenico: recitavano nelle piazze, nelle fabbriche. Insomma, cercavano di incontrare quella fetta di pubblico che non fosse la consueta borghesia impellicciata: la Compagnia Fo-Rame voleva cantare i e ai più deboli: al proletariato. Questo desiderio di riscoperta del teatro popolare si concretizza nel 1968: nasce la Nuova Scena. E da lì, sempre con un teatro accessibile a tutti, sempre con un teatro “fuori dal teatro” e con biglietti dai costi irrisori, Fo inizia a essere un giullare. Dunque eccolo con Mistero buffo, eccolo che recita in gramellot (che è un modo stupendo di giocare con la propria lingua mescolando dialetto a onomatopee). E poi la Commedia dell’arte, e l’impegno ancor più politico di Morte accidentale di un anarchico ( che poi è la storia di Giuseppe Pinelli – anarchico, appunto – che casualmente (casualmente!) precipita da una finestra della questura di Milano, il 15 dicembre 1969). In pochi sanno che Fo firmò alcuni testi di canzoni, quelle di Jannacci, per esempio. E poi bisognerebbe parlare de Il papa e la strega, dell’anticlericalismo di Dario e del Premio Nobel del 1997 «Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi.». Ma la verità è che nemmeno Fo ci sta tutto in una biblioteca. Concludiamo, quindi, con le sue stesse parole che, anche se pronunciate qualche tempo fa, risuonano ancora attuali: «Perché finalmente si arriverà al punto che anche noi italiani potremo gridare: Per Dio, siamo immersi nella merda fino al collo, ma è per questo che camminiamo a testa alta!». Un augurio sincero, per il suo compleanno, al Maestro e un augurio sincero all’ Italia così medievale, ancora, per meraviglie e brutture di pensiero, per ottusità e bigottismi, di tornarci davvero nel Medioevo, ma per riimparare ad ascoltare – e ridere e danzare – la ballata di denuncia del giullare.

Elisa Belotti 

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