Davide Luciani
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Inghilterra fuori dalle coppe: dentro la crisi dei maestri del football

Nessuna squadra inglese nei quarti delle due coppe europee: tutti i perchè del fallimento dei "maestri del "football"

Inghilterra fuori dalle coppe: dentro la crisi dei maestri del football
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Il calcio inglese è entrato in una spirale di crisi, da cui non si intravede l’uscita. Zero squadre nei quarti di finale di Champions ed Europa League sono la testimonianza del momento nero della Terra di Albione. Di più: negli ultimi tre anni , per due volte l’Inghilterra non ha iscritto squadre nei quarti del tabellone della competizione più importante. I tempi della finale tutta inglese del 20o8 tra Manchester e Chelsea sembra lontana anni luce.

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Il fallimento del calcio inglese coincide con il declino dello United

DECLINO MANCHESTER UNITED – Nella batosta del calcio inglese c’è il declino dello United. E’ inutile negarlo: Chelsea e Manchester City, nonostante i soldi investiti dagli sceicchi e da Abramovich, rimangono sempre realtà periferiche, per storia e tradizione, rispetto ai “Diavoli Rossi”. Tra il 2008 e il 2011 l’allora squadra di Sir Ferguson disputò tre finali con un successo (2008) e due ko (2009 e 2011). Con la crisi del post Ferguson in cui i Reds sono sprofondati, l’Inghilterra ha perso  il suo alfiere. Ai “Leoni” mancano le realtà medie, come Fiorentina, Siviglia, Monaco o Wolfsburg. Ci sono molte presunte grandi che, appena escono fuori dai confini, si sgonfiano come palloncini bucati.  Arsenal, Tottenham e Liverpool sono eterne incompiute e i cugini del City gradassi in Inghilterra, ma agnelli fuori dai propri confini (anche a causa di un ranking penalizzante che li costringe sempre a sorteggi durissimi). Di fatto, le speranze inglesi sono riposte solo nel Chelsea. Se i Blues non decollano, il calcio inglese rimane al palo.

POVERTA’ TATTICA – Grande colpa della crisi d’Oltremanica va ai tecnici che allenano in Inghilterra. Si continua a privilegiare un calcio poco tecnico e molto fisico, basato sulle fiammate dei giocatori, ma poco ragionato. Per questo, ogni volta che le inglesi incontrano squadre organizzate fanno fatica. Lo stesso Chelsea di Mourinho preferisce giocare sull’errore dell’avversario, evitando di scoprirsi e proporre gioco. Si tratta di un doppio, fatale, errore fatale, perché in Europa, più si tiene basso il baricentro, più si rischia di finire infilzati. In secondo luogo, così facendo, si sviliscono qualità di  gente come Hazard, Oscar e Cuadrado. Non fanno meglio, nè Rodgers, nè Wenger. Il francese non riesce a dare ai suoi un “contegno”, nel senso che, l’Arsenal è una squadra che finisce presto la benzina e manca sempre il salto di qualità a livello caratteriale. Anche Rodgers continua a navigare a vista. Il suo Liverpool vive di fiammate, ma manca totalmente in continuità. Lo stetto di casi del Tottennham. Tutte queste squadre peccano di enormi lacune in fase difensiva. Appena trovano un avversario organizzato, finiscono per essere infilzati si chiami esso Basilea, Dinamo Kiev o Barcellona.

CRESCITA DELLE SPAGNOLE E DEL BAYERN – Il declino del calcio inglese coincide con  la crescita esponenziale di Real, Barcellona e Bayern a livello tecnico-tattico. Le due spagnole, insieme, hanno eliminato 7 inglesi negli ultimi 6 anni. Il Bayern, invece, ha punito cinque squadre d’Oltremanica dal 2009 ad oggi. In questo contesto, il trionfo del Chelsea di Di Matteo contro i tedeschi a casa loro nel 2012 è una mosca bianca. Questo dato ne nasconde un altro: i campioni, infatti, preferiscono Bundesliga, Liga e Ligue 1 alla Premier. Per un Aguero che fa il percorso dalla Spagna all’Inghilterra, ci sono Cristiano Ronaldo, Bale e Robben, solo per citarne alcuni, che fanno il tragitto contrario. E c’è chi, come Thiago Silva, Neymar, Ribery, preferisce cercare soldi e popolarità in Francia, Germania e Spagna, piuttosto che in Inghilterra.

CONDIZIONE FISICA E ESTEROFILIA – Ci sono, poi, due ultimi dati da tenere in considerazione. La prima è la condizione fisica. In Inghilterra si gioca sempre, negli altri paesi una sosta, anche minima c’è. Qualcuno potrebbe obiettare che è sempre stato così: vero, ma il calcio si fa sempre più logorante a livello fisico e mentale e giocare a Santo Stefano, Capodanno, Pasqua con due coppe nazionali e replay vari, certo non aiuta. Non è un caso che, da marzo in poi, le squadre inglesi boccheggiano.
L’altro fattore è l’accanita esterofilia. Di giocatori inglesi, in Inghilterra, ce ne sono sempre meno. Si preferisce sempre andare a prendere fuori i giocatori, anche per le giovanili. In tutte le altre squadre europee, invece, esiste un blocco forte, fosse anche di soli 4-5 giocatori, di calciatori nazionali o, comunque, cresciuti nella nazione dove giocano. Così, il Bayern ha, tra gli altri, Neuer, Lahm e Schweinsteiger, il Barca Xavi, Iniesta, Pedro (e tralasciamo i giocatori della cantera), il Real Ramos, Casillas e Arbeloa, il Paris Saint-Germain Matuidi, Rabiot e Cabaye. Gerrard e Terry, al contrario, sembrano stranieri nella loro terra.

CONCLUSIONI – Il calcio inglese va riformato con idee e regole. Non bastano i soldi che piovono a cascata dai diritti televisivi, nè gli investitori stranieri per fare grandi i club d’Inghilterra. Senza una rivoluzione radicale di mentalità i “maestri del football” rischiano di guardare per ancora molto tempo i trionfi altrui.

Davide Luciani

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