Enrico Steidler
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Boxe e football americano, i barbari dello sport sono fra noi

Dopo l'ennesimo boxeur morto ammazzato (il 23enne australiano Braydon Smith) e il ritiro di Chris Borland, 24enne linebacker dei San Francisco 49ers, il mondo dello sport è chiamato all'impresa più dura: ripulirsi la coscienza. E tra un po' torna in pista il Tourist Trophy...

Boxe e football americano, i barbari dello sport sono fra noi
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Domanda: cos’hanno in comune l’etica dello Sport e un ragazzo che si schianta a 200 km all’ora contro un muro? O che perde la vita per una scazzottata sul ring? O che decide di rinunciare a gloria e ricchezze per non compromettere in modo irreparabile la propria salute? Risposta: niente. L’etica, infatti, è la negazione di tutto ciò, e lo Sport non è una fabbrica di famiglie distrutte. Ciononostante, chissà perchè, ci ostiniamo a definire “sportive” attività che sono distanti anni luce da qualsiasi dimensione morale degna di questo nome, e vedere degli atleti che si prendono a mazzate sul cranio è uno spettacolo da bollino verde. L’uomo è andato sulla luna, dice la storia, ma forse i revisionisti hanno ragione e non è vero nulla: siamo rimasti sulla Terra, ma proprio Terra-Terra.

Braydon Smith, ennesima vittima dello "sport"

Braydon Smith, ennesima vittima dello “sport”

EI FU, AVANTI UN ALTRO – La città dei “Caduti sullo sport” si è arricchita di una nuova lapide: è quella di Braydon Smith, pugile australiano di 23 anni morto dopo il match contro il filippino John Moralde. “Lui voleva cambiare l’immagine del pugilato – ha dichiarato un rappresentante della famiglia – Un suo grande obiettivo era di convincere la gente che non si tratta di un cattivo sport“. “La morte di Smith – tuona Shaun Ruud (presidente dell’associazione medica del Queensland) ai microfoni dell’Abc – dimostra perché il pugilato dovrebbe essere abolito dalle leggi dello Stato. Riteniamo che un sedicente sport, in cui due persone devono colpirsi più volte possibile alla testa per vincere, sia qualcosa di barbaro. Non ti è concesso colpire gli organi al di sotto della cintura, ma puoi colpire sopra le spalle, l’organo più importante del corpo”. Non la pensa così, ovviamente, il numero uno della federazione pugilistica del Queensland, Ann Tindall: “E’ stato un drammatico incidente, un incidente come ne possono succedere in auto o in ogni altro sport”. Una prece, cose che capitano.

SCELGO LA VITA – Non solo feretri, fortunatamente. Arriva dall’America una notizia che è difficile definire “bella”, e che tuttavia rende molto più concrete le nostre speranze in un mondo migliore. Chris Borland, 24 anni, astro nascente del football made in Usa, si ritira. Certo, non è il primo under 30 a fare questa scelta (già 4 solo quest’anno), ma lui ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno: “Ho letto le storie di Mike Webster, Dave Duerson e Ray Easterling. Per essere il tipo di giocatore che immagino avrei dovuto prendermi dei rischi, e non me la sento. Non voglio fare la loro fine (gli ultimi due si sono suicidati, ndr). “Ho subito già due volte un trauma cranico – ha dichiarato il linebacker dei San Francisco 49ers – Uno da ragazzino, giocando a calcio. L’altro giocando a football, alle superiori”. Al terzo, però, rimediato durante l’ultima pre-stagione, ha cominciato a pensarci su, e malgrado la prospettiva di un quadriennale da 3 milioni di dollari ha deciso che non valeva la pena di prendersi certi rischi: troppo alta la posta in gioco. “Mi sono documentato. E ho pensato: chi me lo fa fare? Voglio vivere una vita lunga e in salute. E non puoi aspettare di vedere diagnosticati i primi sintomi per preoccuparti. A quel punto è troppo tardi”.

EFFETTI COLLATERALI – Già, perchè con l’encefalopatia cronica traumatica, piaga infetta del football americano (e della boxe), non si scherza: è una malattia neurodegenerativa, e uno studio condotto nel 2013 su 35 giocatori della National Football League ha evidenziato che ben 34 (il 97%!) ne erano affetti. Ma si sa, gli affari sono affari, e il carrozzone spacca-teste prosegue come se niente fosse per il diletto di grandi e piccini. “Il football non è mai stato cosi sicuro come adesso”, ha commentato la NFL appresa la notizia del ritiro di Borland. Prima, infatti, erano 35 su 35…

“Era consapevole dei rischi che correva” dicono sempre le anime belle degli “sport” su 2 e 4 ruote quando l’ennesimo consapevole lascia un vuoto colmabile. Era grande, vaccinato e appassionato: c’est la vie, fine della storia. E dello Sport. Ora, però, è arrivato il signor Chris Borland da San Francisco: un “eroe” in meno, un uomo in più.

Enrico Steidler

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