Modestino Picariello
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La versione di latino di Zeman

Zeman è tornato: amato, odiato, ma soprattutto non più capito dai presidenti

La versione di latino di Zeman
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Cosa c’entra il ritorno di Zeman con uno degli incubi più frequenti degli ex studenti? Questione di filosofia, non classica, ma calcistica. Buona lettura.

Zdenek Zeman, allenatore del Cagliari

Zdenek Zeman, allenatore del Cagliari

“I giocatori del Cagliari oggi sono irriconoscibili, ma in positivo”. Così Sky, a metà primo tempo, saluta il ritorno del boemo, che col Cagliari stava prendendo a pallate l’Empoli finora meraviglia di quel pane-salame-giocatorialpostogiusto di Sarri. Il primo tempo si era chiuso 1-0, ma anche il 3-0 sarebbe andato stretto ai sardi, capaci di prendere anche due pali. La partita finirà poi in pareggio, con Vecino migliore in campo capace di crederci fino alla fine e di agguantare l’1-1 al 93′, ma, almeno per questa volta, prescindiamo per un attimo dal risultato.

ZEMAN VINCE IN PRIMAVERA – Due cose vanno dette: la prima è che i tifosi cagliaritani non si erano mai divertiti così nella breve transizione Zola, la seconda è che, come sempre, Zeman inizia a dare i suoi frutti nella prima primavera delle sue squadre. E’ una questione di filosofia: esiste una strada per la vetta, ma da percorrere passo per passo, con impegno, allenamento ed attenzione- E la conquista più importante non è l’arrivo, ma tutto ciò che hai imparato durante il viaggio. Quello di Zeman smette di essere un modulo per abbracciare una filosofia che, come tale, ha estimatori e detrattori. Tra i primi abbiamo quelli che vogliono vincere tutto e subito, non importa come (vi ricorda qualcuno?), tra i secondi quelli che amano lo spettacolo, la primavera, l’impegno e il merito condiviso. Tra i prmi, purtroppo, figurano la quasi totalità dei presidenti di serie A, tra cui il giovane ed impaziente Giulini.

TRA CALCIO E LATINO: QUESTIONE DI REGOLE – Vuoi abbracciare una filosofia? Per prima cosa, segui il maestro e preparati secondo i suoi dettami. In termini calcistici: se dai una squadra a Zeman, gli affidi anche il mercato. E soprattutto il portiere: perché era chiaro anche ai sassi che Cragno e Colombi non potevano essere portieri da Zeman. Ma Zeman non si può capire se non ci si predispone ad ascoltarlo con anima devota. Tra avere ed essere, il boemo è “essere”, quindi in controtendenza con le regole dello showbusiness attuale, dove acquisti l’emozione per dimenticarla subito dopo, ignorando il percorso di creazione.

La vera conquista, e Zeman lo sa, è avere consapevolezza della fatica che c’è dietro ad ogni risultato, nella vita e nelle sue metafore più diffuse, il calcio e la scuola: non a caso, ma per strana coincidenza, proprio mentre Zeman tornava a Cagliari, si scatenava, in contesti academici, una bagarre non da poco sull’esame di stato. La domanda è netta: ha ancora un senso la versione di latino da tradurre come seconda prova? Il dibattito l’ha scatenato Maurizio Bettini, uno dei più grandi filologi italiani, con questo articolo su Repubblica . Milioni le reazioni pro e contro da parte di docenti e studenti, una delle più centrate è sicuramente quelle dell’insegnante (e scrittrice di successo di libri per ragazzi) Paola Mastrocola “Abbiamo il dovere dell’umiltà. Il panorama si conquista poi. Dobbiamo dare ai ragazzi l’idea di una costruzione, che si fa col tempo: l’idea di una pazienza.”. Umiltà, costruzione, tempo pazienza: nella vita, come nel calcio, li stiamo perdendo, e Zeman è rimasto uno dei pochi a conservare e tramandare il segreto di queste qualità che il presidente che lo ingaggia dovrebbe essere il primo a possedere.

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