Giulia Cassini
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Varazze, dove la bellezza non incontra il rispetto

Salotto buono dell’arte deturpato, furti e degrado alle opere regalate alla Città di Varazze

Varazze, dove la bellezza non incontra il rispetto
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Varazze

Varazze

Varazze, bella cittadina di villeggiatura della Genova bene, ordinata col suo bel porto recentemente rifatto, con le facciate delle case dai tipici colori liguri. Varazze come una cartolina, Varazze delle mamme con i passeggini sul lungomare, Varazze col mercato del sabato affollatissimo e con le urla dei venditori per le l occasioni. Ma Varazze è anche la città delle boutiques, degli incontri culturali, delle serate musicali, dei ristoranti di pesce, delle barche. Una città che negli anni è migliorata, ma c’è da chiedersi cosa si debba fare per affinare quel senso di appartenenza al Bel Paese che vuol dire rispetto per l’arredo urbano e per le persone che, col volontariato, cercano di abbellirlo.

IL FATTO – Un esempio: l’anno scorso Varazze per l’otto marzo aveva inaugurato il nuovo “Sottopasso Città delle Donne” tra viale Nazioni Unite e via Recagno, zona che si presentava precedentemente non sfruttata e in decadimento proprio vicino al Comune, alla fermata dell’autobus e ad una piazzetta dove anziani e mamme con bambini sogliono sostare sulle panchine, non distante tra l’altro da un piccolo e delizioso parco giochi. Un sottopasso non solo messo in sicurezza ma abbellito da opere di artisti di valore, di chiara fama, di grandi nomi che compaiono anche all’estero in collezioni museali. Non una raccolta di dilettanti, ma meno di trenta firme tra cui Sergio Unia, Teresa Noto, Gian Genta, Armanda Cirio, per citarne alcuni. Sarà stato il richiamo della quotazione delle opere, donate tra l’altro gratuitamente alla città di Varazze, sarà l’incuria viste anche le enormi ragnatele che ricoprono oggi opere se va bene impolverate, ma si sono verificati a più riprese furti e deturpazioni. Sparita l’opera di Unia (cosa che non è mai successa ad esempio dalla piazza principale di Bologna o nel borgo medioevale di Dolceacqua), frantumata quella di Sandro Soravia forse nel fallito tentativo di rubarla, sbeccata su più punti quella di Lorenzo Acquaviva- artista che negli ultimi anni ha avuto un felice exploit – e così via. Da salotto culturale della città a simbolo dell’inciviltà che impera indisturbata.

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