Enrico Steidler
No Comments

Conte in ginocchio dal capo ultrà: “Ti rispetto, ti abbraccio”

Nel processo ai 143 ultrà atalantini e catanesi in corso al tribunale di Bergamo rispunta il nome di Antonio Conte per un suo sms di solidarietà al "Bocia", pluri-pregiudicato boss della curva nerazzurra. Ma c'è anche un'imbarazzante telefonata...

Conte in ginocchio dal capo ultrà: “Ti rispetto, ti abbraccio”
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

“Io sono un uomo di sport, che sia chiara questa cosa. Indovinate un po’ chi ha pronunciato queste parole (non una ma infinite volte) col fare indignato di chi sale in cattedra per distinguersi dalla massa e impartire lezioni di onestà. Non ci siete arrivati? Per aiutarvi, allora, sappiate che è lo stesso uomo – allenatore di calcio di professione e gomblottista per passione – che in un processo per doping se la cavò con una lunga serie di “Non so” e “Non ricordo”, che fu (ed è) protagonista di varie inchieste sul calcioscommesse, che si chiuse in un imbarazzante silenzio stampa solo perchè il suo nome continuava a rispuntare nell’ambito delle inchieste medesime e che in Champions League fu eliminato dagli ottomani per colpa della neve. Ok, ci siete arrivati vero? E’ un uomo di sport, è Antonio Conte.

Claudio Galimberti detto "Bocia", il capo ultrà dell'Atalanta "omaggiato" da Antonio Conte

Claudio Galimberti detto “Bocia”, il capo ultrà dell’Atalanta “omaggiato” da Antonio Conte

BERGAMO, ITALIA – E già. Lo stesso, ma guarda un po’, che ora torna alla ribalta delle cronache per via di un sms inviato nel 2009 al signor Claudio Galimberti detto “Bocia“, capo ultrà dell’Atalanta e losco figuro implicato in altrettanto loschi episodi (“Ho letto sul giornale che ti hanno dato 5 mesi – scriveva l’allora tecnico dei nerazzurri trattenendo a stento le lacrime – Mi dispiace molto, spero che tu stia bene. Un abbraccio. Antonio C.”). Oggi, infatti, il pm Carmen Pugliese ha presentato le sue richieste di condanna – 166 anni complessivi di reclusione – a carico di 143 ultrà – 87 atalantini e 56 catanesi – per gli scontri del settembre 2009. La vicenda dell’imbarazzante messaggino, quindi, era già nota, ma ora torna a galla forse più per la veemenza delle parole del pm che per la notorietà del gentleman di cui sopra. “Una delle cose più disgustose sono le testimonianze di solidarietà di giocatori e allenatori agli ultrà protagonisti di episodi violenti”. Ugualmente riprovevoli, osserva Carmen Pugliese, sono poi “le visite guidate, tra cui anche il presidente Ruggeri e i giocatori che portano magliette. Tutto questo nonostante pesanti multe a società e squalifiche del campo. Ma nessuno si dissocia e dice basta. Anzi”.

IL CAPRO ESPIATORIO TI RISPETTA – Ma chi è l’uomo cui Conte inviò il suo abbraccio e la sua commossa testimonianza di solidarietà? “Facevano la fila davanti al Bocia – scriveva il 15 novembre 2012 Roberto Pelucchi sulla Gazzetta dello Sport – per parlargli, adularlo, prendere ordini, scusarsi, incassare minacce con le orecchie basse. Il Bocia è Claudio Galimberti, 39 anni, capo ultrà dell’Atalanta con una lista di precedenti penali lunga un chilometro (oltre 30 procedimenti, tra aperti e chiusi). Fra l’ex tecnico dell’Atalanta e il boss nerazzurro, però, non c’era stato solo un sms – e un duro litigio – ma anche una conversazione telefonica intercettata dalla polizia. “Il contenuto delle parole del Conte – si legge nel rapporto della Squadra Mobile – consiste nell’elogiare il capo ultrà e tutta la sua tifoseria e nello “sputtanamento” della società dell’Atalanta e dei giocatori. (…) Nello specifico il Conte esordisce dicendo che voleva salutare il Galimberti perché ha un gran rispetto per lui (…) poi prosegue riferendo che lui è diventato un capro espiatorio in quanto la stampa, i tifosi, l’ambiente proteggevano il marcio della società; attacca i giocatori più vecchi che non lo hanno aiutato e la società che non lo ha mai tutelato”.

“In pellegrinaggio – scrive ancora Pelucchi descrivendo la corte di Re Bocia – andavano in tanti: dirigenti, giocatori, allenatori, massaggiatori, politici. Persino tra le forze dell’ordine c’era chi chiudeva un occhio, e alcune volte entrambi“. A proposito. L’adulatore del Re oggi siede sulla panchina della Nazionale, vero? Tutto giusto, secondo voi? Ci basterà chiudere un occhio, o dovremo pure turarci il naso?

Enrico Steidler

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *