Enrico Steidler
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Interisti e Mourinho, l’amore vero non muore mai

Nel calcio del business tritatutto sopravvive ancora qualche sentimento qua e là: vedi Mourinho e i nerazzurri ad esempio...

Interisti e Mourinho, l’amore vero non muore mai
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Ogni regola, si sa, ha le sue eccezioni. Esistono quindi, almeno in teoria, dei tifosi interisti che non amano José Mourinho da Setùbal, eroe dei tre mondi e icona immortale. Gli altri però, e cioè il restante 99,9% a tenersi bassi, sono la prova vivente che l’amore è un sentimento cieco solo in apparenza, o almeno solo in parte: in realtà, quando si ama c’è sempre un perchè, e nel caso della venerazione del popolo nerazzurro per lo Special One i perchè sono davvero tantissimi. Quanti? Così, giusto per avere un’idea approssimativa, provate a fare questo semplice calcolo: prendete i tituli messi in bacheca in soli 2 anni dall’uomo che disse “Sento il rumore dei nemici e mi piace” (5), poi sommateli ai record (imbattibilità casalinga, triplete, ecc.) moltiplicati per il numero delle partite vinte (68 su 108, solo 15 le sconfitte) e infine elevate il tutto alla 45esima potenza, stesso numero degli anni che i nerazzurri hanno dovuto attendere per rimettere le mani sulla Coppa dalle grandi orecchie. Fatto? Ecco: non ci siete neppure andati vicino.

Campioni di tutto...

Campioni di tutto…

NON SOLO TITULI – E già, perchè l’amore, quello vero, va ben al di là di una semplice questione di cifre, e spesso la precede. Fra interisti e Mourinho, ad esempio, la scintilla fu immediata, fu un vero e proprio colpo di fulmine, un incanto al primo sguardo, un sentimento travolgente destinato ad arricchirsi di emozioni (“Chi mi ama mi segue, chi mi odia mi insegue”) via via sempre più piacevoli (“La Juve è l’unica squadra in Italia ad avere un’area di rigore di 25 metri”) e impetuose (“Se ti alleni con Zanetti e Cambiasso e non migliori hai un solo neuronio“). Sapeva dove toccare, insomma, il Mago Mou, e lo sa benissimo (e lo fa) ancora oggi: perchè l’amore, quello vero, non muore mai. Anche quando ci si separa.

SOMETHING SPECIAL – E così, a distanza di soli due mesi dall’ultima letterina profumata spedita dalla lontana Inghilterra (“Qual è il tuo più bel ricordo da allenatore?” chiese un piccolo tifoso del Chelsea. “Quando ho vinto la Champions League con l’Inter…” rispose prontamente lo Special), ecco arrivare oggi un altro colpo in mezzo al cuore dei nerazzurri, roba che neppure il miglior Cupido. “Perché se ne è andato? – chiede Paolo Condò a Mourinho nella sua bella intervista pubblicata sulla Gazzetta dello Sport – L’ultima immagine, quella dell’abbraccio in lacrime con Materazzi nel ventre del Bernabeu, parla di amore profondo. E gli innamorati non si lasciano”“È vero – ammette il Mago Mou – Ma io avevo quest’idea di vincere i campionati di Italia, Spagna e Inghilterra. Avevo già rifiutato il Real Madrid una volta, quand’ero ancora al Chelsea. Il Real è un tipo di club che puoi rifiutare una volta, se ti neghi anche la seconda una terza non arriverà mai. L’offerta è giunta in quel momento lì, un momento bellissimo con l’Inter, ma in cui potevo lasciare col senso di aver fatto qualcosa di speciale. Per questo sono uscito piangendo dall’auto, e ho pianto anche con Moratti. Che ha capito e ha accettato”.

E poi ancora: “Avevamo un rapporto fantastico, era davvero speciale – prosegue Mourinho parlando della “sua” Beneamata – All’Inter ho trovato delle personalità forti e questo ha reso il mio lavoro più semplice. Volevamo dominare in Italia, ma non solo. Nella prima stagione la squadra non era pronta per vincere la Champions League, né psicologicamente né tatticamente. E lì dovevo lavorare (…) Se direi no a un’altra avventura italiana in un’altra squadra? – conclude il Mago con un pizzico di consumato savoir-faire amoroso – Non posso dirlo perché sono un professionista. Se un giorno vorrò allenare e l’Inter non mi vorrà…”

Ebbene sì, diciamolo: questo è vero amore. Fra i più veri, almeno, che possano sopravvivere in un football così falso.

Enrico Steidler

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