Jacopo Bertone
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La dicotomia del Dortmund al suo meglio: Marco Reus

Il fenomeno del Borussia è l'esempio perfetto delle due anime di una squadra fantasmagorica e al contempo impresentabile, un po' come la partita di Reus contro la Juve

La dicotomia del Dortmund al suo meglio: Marco Reus
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Marco Reus, avrebbe potuto giocare il Mondiale brasiliano, invece...

Marco Reus: avrebbe potuto giocare il Mondiale brasiliano, invece…

Il Borussia è come una bella donna: si nota facilmente, ti affascina, ti ammalia e poi, sul più bello, ti delude in una maniera talmente chiara e naturale che quasi non ci si crede; il suo principe giallonero è senza dubbio Marco Reus, un calciatore che ieri sera ha fatto vedere chi è e poi ci ha dimostrato tutto il contrario: semi-dio nel primo tempo ed ectoplasma nel secondo, glaciale sotto porta e pigro nel rientrare, capace tanto di passaggi impossibili quanto di appoggi inguardabili, insomma, un campione con due anime, come la sua principessa.

ROTE RAKETE – In patria lo paragonano a un razzo per la potenza di quella progressione così elegante per gli osservatori e spaventosa per gli avversari, il marchio di fabbrica di un atleta leggiadro e talentuoso, falcidiato nel corso della sua brevissima carriera da un numero infinito di infortuni che gli hanno negato la gioia Mondiale e ne hanno smorzato l’esplosione, ma non troppo dal momento che oggi è unanimemente riconosciuto come il miglior calciatore tedesco, un “titolo” sacrosanto a vedere il primo tempo di ieri sera: sarebbe stato il più pericoloso anche in infradito, il passo era felpato ed essenziale, quello dei grandissimi, la palla incollata al piede pronta ad essere indirizzata con teutonica precisione al compagno di turno oppure alle spalle di Gigi Buffon, con quella faccia da schiaffi di chi ti sta irridendo davanti al tuo pubblico a condire il tutto.

E poi? e poi scompare, al piccolo mago si inceppa la bacchetta, non riesce più a incidere nel match ed ecco che una prestazione leggendaria viene derubricata a “buona partita”. Come fai a non arrabbiarti? come fai a non chiederti in che modo abbia potuto il predetto principe a trasformarsi in ranocchio? la risposta ce la da, come sempre, il contesto: il Borussia è una squadra spezzata in due, armoniosa nella manovra d’attacco e goffa in fase di ripiegamento, basti guardare il modo in cui la batteria di trequartisti rientrava una volta che ha iniziato a pagare lo sforzo fisico dei primi 45′ o il terrore negli occhi di Mats Hummels, la cosa più simile a Beckenbauer che si sia vista negli ultimi 20 anni, alla vista del più banale dei cross; trovarsi a giocare in una squadra simile, totalmente priva di equilibrio e poco disciplinata, ti porta inevitabilmente ad approcciare il calcio in un certo modo. Cosa sarebbe Reus nel Real Madrid, nel Chelsea, nel benedetto Bayern Monaco (tutte squadre con una formidabile organizzazione tattica e soprattutto dei grandi maestri in panchina)? questo potremmo non saperlo mai perchè Marco è legatissimo a Dortmund, sua città natale, come dimostra il recente rinnovo di contratto sancito in un momento in cui al Signal Iduna Park iniziava a circolare la parola “retrocessione”, un atto d’amore, di fede e allora io dico GODIAMOCELO COSI’ COM’E’, a casa sua, libero di inventare e sbagliare, libero dalle pressioni, libero dalle luci della ribalta che potrebbero anche bruciarlo, puro come il suo talento e con quel fascino romantico che solo i fenomeni anticonformisti possono sfoggiare.

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

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