Orazio Rotunno
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Mbaye, chi trova un procuratore trova un papà

Una storia controcorrente, nel nord Italia, che lega il ragazzo di proprietà dell'Inter ed il suo procuratore: o padre, dovremmo presto dire

Mbaye, chi trova un procuratore trova un papà
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Nel Paese degli evasori e dei razzisti, dei soprusi e degli sprechi, c’è ancora spazio per un sorriso ed una bella storia: protagonista di tale anomalia è Beppe Accadi, noto procuratore, tra gli altri anche di Ibrahima Mbaye. Il ragazzo senegalese, noto per essere di proprietà dell’Inter, è passato a gennaio in prestito al Bologna, vicino “casa“: perchè la sua dimora è la stessa del suo procuratore, presso Medolla in provincia di Modena. E’qui che il terzino cresciuto nella primavera neroazzurra dorme e vive da 6 anni, adottato di fatto da Accardi e a tutti gli effetti entro poco tempo.

Sono state infatti attivate e consegnate le documentazioni presso il Tribunale di Modena utili a rendere ufficiale l’adozione del ragazzo senegalese da parte del procuratore: al Corriere dello Sport quest’ultimo ha raccontato la sua emozione e l’insolita convivenza con moglie e le due figlie alle quali ormai Mbaye è da anni legato; “Lui mi chiama Capo, mia moglie Antonella invece la chiama mamma. Gli ho detto: sulla maglia devi mettere Mbaye-Accardi. Mia moglie è intervenuta: no, devi scrivere Mbaye-Vaccari. Ci vogliamo bene. Ibra è uno di noi, è cresciuto con me, mia moglie e le mie figlie, Naomi, di 23 anni, e Talita, di 28“. Una storia meravigliosa, che curiosamente salta fuori dopo il caso-Sacchi delle ultime ore, proprio Mbaye che 3 anni fa fu protagonista della storica vittoria della Primavera di Stramaccioni nella Champions League dei giovani. Poi una buona stagione a Livorno a livello personale, nonostante la retrocessione dei toscani ed il ritorno alla Pinetina. Mai però gli è stata concessa fiducia, anche in totale assenza di terzini, preferendo schierare il fuori ruolo Obi al classe 94′ africano che buone cose aveva dimostrato al suo esordio in A. Ora l’esperienza a Bologna, piazza importante e vicina geograficamente al suo nuovo nucleo familiare: “Suo padre lavora in Italia, lo chiamiamo Chico, sua mamma è rimasta in Senegal. Suo padre un giorno gli ha detto: Ibra, ricordati una cosa: considera Beppe come un padre perché quello che sta facendo per te non sono riuscito a farlo nemmeno io. Io non voglio sostituirmi al padre, tutt’altro; ma Ibra è uno di noi, lo considero il figlio maschio che non ho avuto“.

Il ragazzino arrivò all‘Inter con il benestare di Mourinho, che si oppose ad un’offerta non indifferente del palermo dell’allora ds Sabatini: Accardi vuole anche prevenire eventuali accuse di moralismo; “So già che qualcuno ci speculerà sopra e dirà che ho i miei vantaggi a fare questo ma credimi, nei casi d’adozione sono più gli oneri degli onori. Voglio equipararlo alle mie figlie, perché lo sento come un figlio, tutto qua. Proposi la cosa e mi disse, Capo, sarebbe bellissimo..“.

 

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