Jacopo Bertone
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Stars and Barns: speciale All Star Game

La rubrica con licenza di straparlare di concentra sul weekend di New York: all'All Star Game se ne sono viste delle belle!

Stars and Barns: speciale All Star Game
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L’occasione era, come sempre, cestisticamente censurabile, tuttavia nessuno potrà mai negare la spettacolarità e il fascino di una “partita” come l’All Star Game dove in campo scendono i migliori atleti del pianeta e la gara consiste nel farla più grossa dei tuoi colleghi; la redazione ha guardato compiaciuta la tenzone e ha stabilito chi si è comportato meglio e chi peggio: enjoy!

LeBron James, ala dei Cleveland Cavs e, per l'occasione, dell'Est

LeBron James, ala dei Cleveland Cavs e, per l’occasione, dell’Est

IL TOP – Ovviamente in cima a tutto e tutti c’è Russell Westbrook, la tartaruga ninja più talentuosa dell’Nba il quale “non si è tirato indietro” e si è aggiudicato il titolo di MVP della serata con un pacato 16/28 al tiro che gli ha fruttato ben 41 punti, solamente uno in meno del record di Wilt Chamberlain, ma state sicuri che il prossimo anno ci riprova e magari ci riesce pure. Rimanendo nella Western Conference, menzione d’onore per James Harden che più che giocare in ciabatte è stato idealmente scalzo con il pigiama di flanella fino al quarto periodo, ma ne ha messi comunque 29 con 8 rimbalzi e altrettanti assist, una specie di tripla doppia in acido che comunque non è robetta. Ad Est è d’obbligo citare Lebron James, autore di 30 punti che ha fatto sognare tutti quanti scendendo in campo con un’intensità da gara 7 di finale, scemata successivamente nel solito ritmo monocorde di queste manifestazioni, peccato per non aver acciuffato il record di Kobe, ci sarà tempo anche per quello. Infine Kyle Korver: a 33 anni il secco da Lakewood ha giocato il primo e probabilmente ultimo All Star Game della carriera facendo un figurone, 21 punti con 7/13 da 3 che gli sono valsi i complimenti di Steph Curry e una manciata di aneddoti da snocciolare ai nipotini tra qualche annetto.

IL FLOP – Il vero oggetto di culto al Madison Square Garden sono stati quelli che non avrebbero voluto esserci e che invece sono stati obbligati a presenziare, uno su tutti, Tim Duncan: il caraibico era palesemente in imbarazz0 e con ogni probabilità non si è goduto neanche un secondo di partita, fatta eccezione per le chiacchierate durante i timeout con Ron Adams , un’altra mente superiore con la quale, statene certi, il 21  ha parlato di tutto, tranne che di pallacanestro. “Interessante” anche la prova dei fratelli Gasol, la cui storia ha fatto riempire qualche riga nei giorni scorsi e si è inevitabilmente sgonfiata dopo la palla a 2 dal momento che nessuno dei due cristoni iberici era particolarmente interessato al giochino, rinfresco post-partita a parte. In chiusura Jimmy Butler, giocatore grintoso, coriaceo e agonista, in poche parole un cervo in autostrada inserito nel contesto stroboscopico della Grande Mela: #freeJimmy.

Jacopo Bertone (@JackSpartan92)

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